skip to Main Content

L’incidenza di ictus più alta della media nei pazienti ricoverati per Covid-19

Analizzati i dati di studi osservazionali e case report disponibili finora

Nei pazienti ricoverati per COVID-19, l’ictus è associato all’età avanzata e ai fattori di rischio per ictus, e la sua frequenza è leggermente più alta rispetto alla stima per la popolazione generale. È quanto emerso da un studio pubblicato sul “Journal of Stroke and Cerebrovascular Diseases” da Mai Yamakawa dell’Università del Kansas a Kansas City e colleghi.

Si tratta di una revisione sistematica di studi osservazionali e della casistica disponibile sull’incidenza di ictus ischemico o emorragico nei pazienti con COVID-19 che ha messo insieme complessivamente una coorte di 183 pazienti.

Su 6368 pazienti ospedalizzati con COVID-19, la frequenza di ictus riportata è stata dell’1,1%. L’età media della coorte di studio era di 66,6 anni, e oltre la metà dei pazienti erano uomini (65,6%). Le comorbilità comprendevano ipertensione (69,4%), dislipidemia (44,4%), diabete (43,5%),  sindrome coronarica acuta/malattia coronarica (26,9%), fibrillazione atriale (23,1%), ictus/attacco ischemico transitorio precedente (10,4%) e tumori maligni (14,8%).

Tra i pazienti per i quali erano disponibili i dati sul tipo di ictus, questo era di tipo ischemico nel 96,6% dei casi. Il numero medio di giorni dall’inizio dei sintomi di COVID-19 all’ictus è stato di 8 giorni. Il D-dimero medio era 3,3 µg/mL e il livello medio di proteina C reattiva era di 127,8 mg/L.

Nel 50,7% dei pazienti, l’eziologia dell’ictus era criptogenetica. Su 100 pazienti, il tasso di letalità dei casi è risultato del 44,2%.

Ultimo aggiornamento il 27 Ottobre 2020 di Alessandro Visca

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico

Back To Top