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Post ictus, ALICe: includere la sessualità nei percorsi di riabilitazione

La sessualità dopo un ictus resta un tema poco affrontato, nonostante riguardi una quota rilevante di pazienti e incida profondamente sulla qualità della vita. A.L.I.Ce. Italia OdV, l’Associazione per la lotta all’ictus cerebrale, richiama l’attenzione sulla necessità di includere anche la salute sessuale nei percorsi di presa in carico e riabilitazione, superando imbarazzi e silenzi che spesso coinvolgono sia i pazienti sia gli operatori sanitari.

In Italia oltre un milione di persone convive con gli esiti di un evento cerebrovascolare. Le conseguenze non sono solo motorie, cognitive o linguistiche, ma possono interessare anche la sfera emotiva, relazionale e sessuale. Paura di un nuovo ictus, alterazione dell’immagine corporea, ansia, depressione, difficoltà motorie, disturbi della sensibilità e cambiamenti nella relazione di coppia possono ridurre desiderio, intimità e soddisfazione sessuale.

Secondo la letteratura scientifica citata da A.L.I.Ce., almeno la metà delle persone colpite da ictus sperimenta problemi nella sfera sessuale. Gli studi riportano percentuali variabili, tra il 20% e il 75%. Tra le difficoltà più frequenti figurano calo del desiderio, problemi di eccitazione, disfunzione erettile, riduzione dei rapporti, difficoltà orgasmiche e timore di riprendere l’attività sessuale. Negli uomini la disfunzione erettile può interessare dal 28% al 75% dei pazienti; nelle donne sono documentate alterazioni della lubrificazione, dell’eccitazione e dell’orgasmo.

Il problema, sottolinea l’associazione, non è sempre una reale controindicazione medica, ma spesso la mancanza di informazioni e di dialogo. Per questo le organizzazioni scientifiche internazionali raccomandano di inserire la salute sessuale nei programmi di riabilitazione e follow-up.

Massimo Del Sette, neurologo del Policlinico San Martino di Genova, ricorda che affrontare la sessualità significa considerare la persona nella sua globalità. Andrea Vianello, presidente di A.L.I.Ce. Italia, sottolinea che dopo l’ictus non basta sopravvivere: occorre poter tornare a vivere pienamente, con dignità, relazioni e benessere.

Redazione

articolo a cura della redazione