
Differenze di genere nell’efficacia della trombectomia endovascolare
Nelle donne colpite da ictus ischemico da occlusione di grosso vaso, la trombectomia mediante aspirazione diretta potrebbe garantire risultati di riperfusione migliori rispetto all’impiego dello stent retriever. È questa la principale conclusione di un’analisi multicentrica condotta negli Stati Uniti, che per la prima volta suggerisce come il sesso biologico possa influenzare le prestazioni delle diverse tecniche di trombectomia endovascolare (EVT), aprendo la strada a una selezione più personalizzata dei dispositivi.
Lo studio ha incluso 724 pazienti consecutivi con occlusione della circolazione anteriore, interessando l’arteria carotide interna intracranica e i segmenti M1 e M2 dell’arteria cerebrale media, trattati tra gennaio 2021 e giugno 2024 in quattro Comprehensive Stroke Centers dell’area di Houston. Il 47% della popolazione era costituito da donne. L’età mediana era di 68 anni (IQR 54-78) e il punteggio mediano NIHSS all’esordio di 16 (IQR 11-21).
Le caratteristiche cliniche iniziali sono risultate sostanzialmente bilanciate tra i due sessi, con alcune differenze rilevanti: la fibrillazione atriale era più frequente nelle donne rispetto agli uomini (23,0% contro 16,6%), mentre il ricorso alla trombolisi endovenosa prima della procedura era inferiore nel sesso femminile (31% contro 40%). La distribuzione delle tecniche di trombectomia utilizzate non mostrava invece differenze significative.
Più efficace nelle donne la tecnica di contact aspiration
Nel complesso, il tasso di first-pass effect, definito come il raggiungimento di una riperfusione mTICI 2c/3 dopo un singolo passaggio, è risultato sovrapponibile tra donne e uomini (37,9% contro 36,3%). Tuttavia, l’analisi stratificata per sesso ha evidenziato risultati differenti. Nelle donne, la tecnica di contact aspiration è stata associata a probabilità significativamente più elevate di ottenere il first-pass effect rispetto allo stent retriever (OR aggiustato 2,17; IC 95% 1,07-4,35) e a maggiori probabilità di raggiungere una riperfusione mTICI 2c/3 entro due passaggi (OR aggiustato 2,63; IC 95% 1,32-5,26). Inoltre, l’aspirazione diretta ha richiesto un numero inferiore di passaggi durante la procedura.
Nel sottogruppo maschile, invece, non sono emerse differenze significative negli esiti di riperfusione tra le diverse strategie di EVT. Un ulteriore dato interessante riguarda i pazienti trattati inizialmente con stent retriever: in questo contesto, il sesso femminile è risultato associato a una minore probabilità di ottenere una riperfusione efficace entro due passaggi rispetto al sesso maschile (OR aggiustato 0,43; IC 95% 0,19-0,99).
Secondo gli autori, le differenze già note tra uomini e donne in termini di eziologia dell’ictus, anatomia vascolare e composizione del trombo potrebbero contribuire a spiegare questi risultati. Pur richiedendo conferme in studi prospettici dedicati, i dati suggeriscono che il sesso del paziente potrebbe rappresentare un elemento da considerare nella scelta della strategia di trombectomia, nell’ottica di una medicina sempre più orientata alla personalizzazione del trattamento dell’ictus ischemico acuto.


