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Alzheimer, il trauma cranico può ridurre l’accuratezza dei biomarcatori ematici

Una storia di trauma cranico potrebbe compromettere l’affidabilità dei test ematici per la diagnosi di malattia di Alzheimer. È quanto emerge da uno studio condotto su veterani statunitensi, pubblicato sulle pagine di “JAMA Neurology” a prima firma di Yael Rosen-Lang, del Sheba Medical Center a Ramat-Gan, in Israele, secondo il quale l’accuratezza del rapporto plasmatico p-tau217/Aβ42 nel predire la positività all’amiloide alla PET si riduce significativamente nei soggetti con pregresso trauma cranico, soprattutto nei casi più gravi, suggerendo la necessità di interpretare con cautela i risultati in questa popolazione.

Lo studio trasversale ha valutato le prestazioni del rapporto plasmatico p-tau217/Aβ42, già approvato dalla Food and Drug Administration statunitense, insieme ai livelli plasmatici di p-tau217 e al rapporto Aβ42/40, per identificare la positività cerebrale all’amiloide documentata mediante PET. L’analisi ha utilizzato dati e campioni di plasma conservati dello studio Alzheimer Disease Neuroimaging Initiative Department of Defense (ADNI-DOD), includendo veterani della guerra del Vietnam senza demenza, cognitivamente indenni oppure con decadimento cognitivo lieve.

Complessivamente sono stati analizzati 272 partecipanti, con un’età media di 70 anni; il 99,3% era costituito da uomini e 83 soggetti, pari al 30,5% del campione, sono risultati positivi alla PET per amiloide.

L’accuratezza diagnostica del rapporto p-tau217/Aβ42 è risultata pari al 90% (IC al 95%: 84%-96%) nei veterani senza storia di trauma cranico. La performance del test si è però ridotta nei partecipanti con trauma cranico associato a perdita di coscienza compresa tra 0 e 5 minuti, nei quali l’accuratezza è stata del 78% (IC al 95%: 69%-87%; p= 0,03 rispetto ai soggetti senza trauma), per diminuire ulteriormente al 63% (IC al 95%: 53%-73%; p< 0,001) nei veterani con perdita di coscienza superiore a 5 minuti.

Gli autori riferiscono risultati analoghi anche per il dosaggio della sola p-tau217 e per il rapporto plasmatico Aβ42/40. Le differenze tra i gruppi sono rimaste sostanzialmente invariate anche dopo aver escluso i soggetti con trauma cranico avvenuto nei dieci anni precedenti e utilizzando una definizione quantitativa della positività alla PET invece della valutazione visiva consensuale.

Secondo gli autori, nei soggetti cognitivamente indenni o con decadimento cognitivo lieve e una storia di trauma cranico il rapporto p-tau217/Aβ42 potrebbe non identificare oltre la metà dei casi positivi alla PET per amiloide. I risultati indicano quindi che la presenza e la gravità di un trauma cranico possono modificare l’accuratezza dei biomarcatori ematici dell’Alzheimer e suggeriscono prudenza nell’interpretazione di questi test in tale contesto clinico.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico