
Sclerosi multipla, le lesioni lentamente espansive sono presenti nella maggior parte dei pazienti
Le lesioni lentamente espansive (slowly expanding lesion, SEL), rappresentano una minoranza delle lesioni T2 nella sclerosi multipla, ma sono presenti nella maggior parte dei pazienti. Una revisione sistematica con metanalisi, pubblicata recentemente sulla rivista “Neurology”, mostra inoltre che la sovrapposizione con le lesioni con orletto paramagnetico (paramagnetic rim lesion, PRL) è limitata, suggerendo che i due marcatori di infiammazione cronica attiva identifichino fenomeni solo in parte coincidenti.
Le SEL sono considerate una forma di lesioni attive croniche (chronic active lesion, CAL) e vengono riconosciute alla risonanza magnetica convenzionale per la loro espansione lineare e concentrica nel tempo. Le PRL, invece, sono caratterizzate dalla presenza di un bordo paramagnetico nelle sequenze sensibili alla suscettibilità.
La metanalisi ha incluso 20 studi selezionati tra 5980 record, per un totale di 4786 pazienti con sclerosi multipla. L’età media era di 43,6 anni, con una deviazione standard di 6,3 anni, e il 63,7% dei partecipanti era costituito da donne.
Nel complesso, le SELs rappresentavano il 14% di tutte le lesioni T2, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra il 10% e il 21%. Nonostante questa quota relativamente contenuta, il 78% dei pazienti presentava almeno una SEL, con un IC 95% del 67%-85%.
Dopo le analisi di sensibilità, il volume medio per paziente delle SELs era di 1,42 mL (IC al 95%: 0,79-2,06), mentre quello complessivo delle lesioni T2 era di 10,6 mL (IC al 95%: 8,53-12,67).
La sovrapposizione tra SEL e PRs è risultata limitata: complessivamente, solo l’11% delle SELs coincideva con una PRL, con un intervallo di confidenza al 95% del 6%-20%. Il dato indica quindi una corrispondenza parziale tra i due marker radiologici di attività infiammatoria cronica.
Nelle analisi per sottogruppi, la proporzione di SEL era simile nella sclerosi multipla recidivante-remittente e nelle forme progressive, pari al 15% in entrambi i casi. Tuttavia, la quota di pazienti con almeno una SEL risultava più elevata nelle forme progressive.
L’interpretazione dei risultati richiede cautela. L’eterogeneità tra gli studi era elevata e non sono state identificate fonti significative che la spiegassero. Gli autori segnalano inoltre il possibile bias di pubblicazione, le differenze nei metodi utilizzati per identificare le SELs e la variabilità nel numero e nella tempistica degli esami di risonanza magnetica.
Nel complesso, la metanalisi indica che le SEL, pur rappresentando una frazione delle lesioni T2, sono molto diffuse tra i pazienti con sclerosi multipla. La loro limitata sovrapposizione con le PRL suggerisce che i due marcatori forniscano informazioni solo parzialmente sovrapponibili sull’attività infiammatoria cronica della malattia.


