Skip to content
Stimolazione_parkinson

Parkinson a esordio tardivo, le combinazioni di fattori di rischio amplificano il rischio più dei singoli fattori

Nel Parkinson a esordio tardivo, considerare i fattori di rischio in combinazione può offrire informazioni più utili rispetto alla valutazione dei singoli elementi isolati. In una grande coorte prospettica della UK Biobank, alcune coppie e triplette di esposizioni hanno mostrato associazioni con il rischio di malattia nettamente superiori a quelle dei singoli fattori, mentre una quota importante del rischio complessivo risultava riconducibile a fattori potenzialmente modificabili.

Lo studio, illustrato in un articolo apparso sulla rivista “Movement Disorders” ha seguito fino a 15 anni 311.261 partecipanti di almeno 50 anni, tutti senza malattia di Parkinson al basale. Durante il follow-up, 2769 persone hanno sviluppato un Parkinson a esordio tardivo.

I ricercatori hanno valutato 65 potenziali fattori di rischio mediante modelli di Cox multivariati. Diciotto fattori sono risultati indipendentemente associati all’insorgenza di malattia, con un hazard ratio medio di 1,43, e sono stati quindi analizzati anche come esposizioni congiunte.

Tredici coppie di fattori hanno mostrato una significativa interazione additiva positiva, con un HR medio di 2,00. Ancora più marcato il risultato per le combinazioni di tre fattori: 14 triplette hanno mostrato un’interazione additiva significativa, con un HR medio di 4,21.

Tra le combinazioni a rischio più elevato emergeva un gruppo ristretto di fattori potenzialmente modificabili: solitudine, ridotta forza di presa della mano, epilessia, perdita uditiva e diabete. Nelle coppie a maggior rischio, gli HR variavano da 2,55 a 2,93; nelle triplette, da 5,28 a 12,24.

L’analisi ha inoltre stimato quanto cambiasse il rischio eliminando dalle combinazioni i fattori modificabili. La rimozione di queste esposizioni era associata a una riduzione dell’HR medio del 30% nelle coppie e del 49% nelle triplette, con una differenza statisticamente significativa (p= 0,001).

A livello di popolazione, la frazione attribuibile ai fattori modificabili suggeriva una possibile riduzione del 34,4% dell’incidenza del Parkinson a esordio tardivo in assenza di tali esposizioni.

Nel complesso, lo studio suggerisce che i profili di rischio con esposizioni multiple possano migliorare la stratificazione rispetto agli approcci basati su singoli fattori. I dati indicano inoltre che una parte rilevante del rischio associato alle combinazioni più sfavorevoli coinvolge fattori potenzialmente modificabili, aprendo alla possibilità di strategie preventive più mirate. Trattandosi di associazioni osservazionali, tuttavia, i risultati non dimostrano che la modifica di questi fattori riduca direttamente il rischio di Parkinson.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico