
Sclerosi multipla, nessuna differenza tra le terapie tradizionali sul rischio di PIRA
Nella sclerosi multipla recidivante-remittente (SMRR), le principali terapie modificanti la malattia (DMT) di piattaforma non sembrano differire nella capacità di proteggere dalla progressione indipendente dall’attività di ricaduta, la cosiddetta PIRA. È quanto emerge da uno studio di real-world basato sul Registro Italiano Sclerosi Multipla, pubblicato sul “Journal of Neurology” a firma del gruppo di studio MS dell’IRCCS San Raffaele di Milano: dai dati non sono emerse differenze statisticamente significative né tra dimetilfumarato e teriflunomide né tra interferone beta e glatiramer acetato. Anche il confronto complessivo tra trattamenti orali e iniettabili non ha evidenziato differenze.
Lo studio retrospettivo ha incluso 1910 pazienti con SMRR trattati per almeno cinque anni con dimetilfumarato (DMF), teriflunomide (TER), interferone beta (IFN) o glatiramer acetato (GA). La PIRA è stata definita come un peggioramento confermato della disabilità, mantenuto per almeno 12 mesi e verificatosi in assenza di ricadute.
Per rendere maggiormente confrontabili i gruppi, i ricercatori hanno utilizzato un propensity score matching 1:1 separatamente per ciascun confronto. Sono state così ottenute 174 coppie abbinate per DMF rispetto a TER e 404 coppie per IFN rispetto a GA.
Nel confronto tra le due terapie orali non sono emerse differenze significative. Nei pazienti trattati con teriflunomide rispetto a quelli in terapia con dimetilfumarato, il rischio relativo per il numero cumulativo di eventi PIRA era pari a 0,82 (IC 95% 0,47-1,40). Analogamente, il tempo al primo evento PIRA non differiva significativamente tra i trattamenti, con un hazard ratio di 0,81 (IC 95% 0,47-1,37).
Lo stesso quadro è emerso per le terapie iniettabili. Nel confronto tra glatiramer acetato e interferone beta, il rischio relativo per gli eventi PIRA era di 1,04 (IC 95% 0,74-1,45), mentre l’hazard ratio per il tempo al primo evento era pari a 0,86 (IC 95% 0,63-1,17). Anche in questo caso gli intervalli di confidenza non indicavano una differenza statisticamente significativa tra i trattamenti.
I ricercatori hanno quindi riunito i farmaci per confrontare complessivamente le DMT iniettabili con quelle orali. Neppure questa analisi ha evidenziato differenze significative: il rischio relativo per gli eventi PIRA era 0,79 (IC 95% 0,52-1,19) e l’hazard ratio per il tempo al primo evento PIRA 1,06 (IC 95% 0,71-1,58).
I dati di real-world del Registro Italiano SM indicano quindi che, tra le DMT di piattaforma considerate, non emerge una protezione differenziale statisticamente significativa nei confronti della progressione indipendente dalle ricadute. Secondo gli autori, nella scelta tra questi trattamenti dovrebbero pertanto pesare soprattutto gli aspetti di sicurezza e tollerabilità, piuttosto che l’aspettativa che uno di essi offra una maggiore protezione dalla PIRA.


