
Nella sclerosi multipla i disturbi del sonno sono associati a una minore diffusività perivascolare alla RM
I disturbi del sonno potrebbero contribuire alla variabilità delle misure di diffusività lungo gli spazi perivascolari nella sclerosi multipla (SM). In uno studio condotto su 77 pazienti e descritto in un articolo apparso sul “Journal of Neurology“, una peggiore qualità del sonno è risultata associata a valori inferiori dell’indice DTI-ALPS, una misura derivata dalla risonanza magnetica. Un dato che, secondo gli autori, suggerisce la necessità di considerare la qualità del sonno nell’interpretazione di questo parametro nella SM.
Il razionale dello studio parte dal ruolo del sonno nella modulazione del trasporto dei fluidi cerebrali e della clearance glinfatica. Nella SM sono già stati descritti valori inferiori dell’indice DTI-ALPS, ma non era noto se la qualità del sonno potesse contribuire alla sua variabilità.
I ricercatori hanno confrontato 77 pazienti con SM con 84 controlli sani appaiati per età e sesso, sottoponendo tutti i partecipanti a risonanza magnetica cerebrale a 3 Tesla. Nei pazienti, la disabilità è stata valutata mediante Expanded Disability Status Scale (EDSS), la qualità del sonno con il Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI) e la fatica con la Modified Fatigue Impact Scale (MFIS). Un punteggio PSQI superiore a 5 identificava la presenza di disturbi del sonno.
Questi ultimi sono stati riscontrati in 32 pazienti con SM, pari al 41,6% della coorte. I soggetti con e senza disturbi del sonno non presentavano differenze significative per durata della malattia, fenotipo clinico, stato del trattamento ed EDSS (p≥0,181).
Rispetto ai controlli sani, sia i pazienti con disturbi del sonno sia quelli senza presentavano un maggiore volume delle lesioni iperintense in T2, un minore volume cerebrale, una fractional anisotropy (FA) più bassa e una maggiore diffusività media nella sostanza bianca apparentemente normale. In entrambi i gruppi era inoltre presente un indice DTI-ALPS inferiore rispetto ai controlli (p-FDR≤ 0,007).
La differenza più specificamente legata al sonno è emersa proprio per il DTI-ALPS: l’indice era significativamente più basso nei pazienti con disturbi del sonno rispetto a quelli che non li riferivano (p-FDR= 0,029), mentre non sono state rilevate differenze nelle altre variabili di imaging.
Anche l’analisi delle correlazioni ha rafforzato questo risultato. Nei pazienti con SM, all’aumentare del punteggio PSQI, indicativo di una peggiore qualità del sonno, diminuiva l’indice DTI-ALPS (r= -0,356; p-FDR= 0,003). Un PSQI più elevato era inoltre associato a una maggiore fatica misurata attraverso la MFIS (r= 0,461; p-FDR< 0,001). Non emergevano invece associazioni significative tra qualità del sonno e misure convenzionali di RM (p-FDR≥ 0,189).
Nel complesso, i risultati indicano che nella sclerosi multipla i disturbi del sonno si associano a una ridotta diffusività lungo gli spazi perivascolari misurata mediante DTI-ALPS, indipendentemente dalla disabilità clinica e dalle alterazioni rilevate con le misure convenzionali di RM. La qualità del sonno appare quindi un elemento da tenere in considerazione nell’interpretazione dell’indice DTI-ALPS nei pazienti con SM.



