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Sclerosi multipla, l’OCT può aiutare a prevedere la progressione cognitiva indipendente dalle ricadute

L’analisi degli strati retinici mediante tomografia a coerenza ottica (OCT) potrebbe fornire indicazioni prognostiche sul rischio di progressione cognitiva indipendente dalle ricadute, o cognitive PIRA, nelle persone con sclerosi multipla. È quanto emerge da uno studio prospettico, pubblicato sul “journal of Neurology”, nel quale differenti misure OCT sono risultate associate alla successiva comparsa di un peggioramento delle prestazioni cognitive, con relazioni diverse a seconda dello strato retinico e del dominio cognitivo considerato.

L’OCT consente di quantificare la perdita neuroassonale retinica correlata alla neurodegenerazione nella sclerosi multipla ed è associata alla disabilità fisica e cognitiva. Finora, tuttavia, mancavano dati sulla relazione tra i parametri ottenuti con questa metodica e la progressione cognitiva che si verifica indipendentemente dall’attività di ricaduta. Lo studio ha quindi valutato la capacità dell’OCT di predire gli eventi di cognitive PIRA.

Sono state incluse **98 persone con sclerosi multipla**, seguite per una mediana di **5 anni**. Il **63% era di sesso femminile** e l’**81% presentava una forma recidivante-remittente**; l’età media era di **50,5 ± 11,6 anni** e il punteggio EDSS mediano era **3,0**.

Al basale sono stati misurati mediante OCT lo spessore dello strato peripapillare delle fibre nervose retiniche (pRNFL), dello strato maculare delle cellule ganglionari e plessiforme interno (mGCIPL) e dello strato nucleare interno maculare (mINL). La valutazione cognitiva è stata effettuata annualmente attraverso la Brief International Cognitive Assessment for MS (BICAMS). Un evento di cognitive PIRA è stato definito come una riduzione superiore al **10%** rispetto alla visita precedente, confermata a distanza di **12 mesi**, in assenza di ricadute nei 90 giorni precedenti o nei 30 giorni successivi alle visite dell’evento e di conferma.

I risultati mostrano associazioni significative tra spessore retinico e rischio di peggioramento cognitivo. Per ogni incremento di **1 µm dello spessore pRNFL**, il rischio di un evento PIRA al Symbol Digit Modalities Test (SDMT) era inferiore del **6%** (HR 0,94; *p*=0,027). Analogamente, ogni incremento di **1 µm dello spessore mGCIPL** si associava a una riduzione del **6%** del rischio di PIRA al Verbal Learning and Memory Test (VLMT; HR 0,94; *p*=0,040).

Più articolata l’associazione osservata per lo strato nucleare interno maculare. Ogni incremento di **1 µm dello spessore mINL** era associato a un rischio di VLMT-PIRA inferiore del **20%** (HR 0,80; *p*=0,030), ma, al contrario, a un rischio di SDMT-PIRA superiore del **50%** (HR 1,50; *p*=0,049).

Le associazioni sono state valutate mediante modelli di regressione di Cox aggiustati per età, risultato cognitivo al basale, istruzione e trattamento. Nel complesso, secondo gli autori, i diversi strati retinici potrebbero rappresentare **marcatori prognostici sensibili e patient-friendly del cognitive PIRA nella sclerosi multipla**, suggerendo per l’OCT un possibile ruolo anche nella valutazione prospettica della progressione cognitiva indipendente dalle ricadute.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico