
Immunoterapia oncologica, gli eventi avversi neurologici sono rari ma possono essere gravi nelle prime settimane
Gli eventi avversi neurologici immuno-correlati associati agli inibitori di checkpoint immunitari (ICI) sono poco frequenti, ma la loro possibile gravità rende particolarmente importante il riconoscimento tempestivo, soprattutto nei primi mesi di trattamento. A evidenziarlo è uno studio retrospettivo condotto all’Erasmus MC Cancer Institute di Rotterdam, nei Paesi Bassi, pubblicato su “BMJ Neurology Open”, secondo il quale le manifestazioni possono inoltre coinvolgere strutture neurologiche differenti con una considerevole sovrapposizione clinica, rendendo preziosa la competenza neurologica nel loro inquadramento e nella gestione.
Lo studio ha preso in esame tutti i pazienti trattati con ICI nel centro olandese tra il 2017 e il 2024. Le cartelle cliniche sono state analizzate da un neurologo per identificare la presentazione clinica e il trattamento degli eventi avversi neurologici immuno-correlati, o irNAE, insorti dopo l’avvio dell’immunoterapia.
Su 3176 pazienti esposti agli ICI, un irNAE è stato diagnosticato in 76 casi, pari al 2,4%. Le sindromi periferiche sono risultate predominanti, interessando 55 pazienti (70%), mentre quelle centrali sono state riscontrate in 21 pazienti (30%). La marcata sovrapposizione tra le strutture neurologiche interessate ha tuttavia reso difficile ricondurre le manifestazioni a entità patologiche nettamente distinte.
La tempistica degli eventi avversi neurologici
Un dato particolarmente rilevante riguarda la tempistica. L’esordio mediano degli irNAE è avvenuto 8 settimane dopo l’inizio degli ICI, con un intervallo molto ampio, compreso tra 1 e 104 settimane. Il 70% degli eventi si è comunque manifestato entro le prime 18 settimane. Nello stesso intervallo temporale si sono verificati tutti i decessi attribuiti agli irNAE, con una mortalità correlata del 13%. Lo studio segnala però anche la possibilità di manifestazioni tardive, che invita a non escludere un’origine immuno-correlata sulla sola base del tempo trascorso dall’avvio del trattamento.
L’incidenza degli irNAE non è risultata uniforme. I pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule hanno mostrato una probabilità inferiore di sviluppare questi eventi rispetto agli altri tipi di tumore (OR: 0,36; IC al 95%: 0,16-0,8; p= 0,012). Al contrario, il sesso maschile è risultato associato a una maggiore incidenza (OR: 1,78; IC al 95%: 1,1-2,90; p= 0,019), così come il trattamento combinato con PD1/CTLA4 (OR: 2,1; IC al 95%: 1,28-3,46; p= 0,004).
Sul fronte terapeutico, i glucocorticoidi sono stati somministrati al 64% dei pazienti, mentre il 14% ha ricevuto una terapia immunosoppressiva aggiuntiva rispetto agli steroidi. La risposta al trattamento è risultata molto variabile sia dal punto di vista clinico sia nei tempi.
Nel complesso, questa esperienza retrospettiva monocentrica conferma dunque che gli irNAE rappresentano una complicanza infrequente degli ICI, caratterizzata però da presentazioni neurologiche eterogenee e potenzialmente severe. La concentrazione della mortalità nei casi a esordio precoce e la frequente sovrapposizione delle strutture neurologiche coinvolte sottolineano, secondo gli autori, l’importanza dell’expertise neurologica nella gestione di questi pazienti, senza dimenticare che eventi immuno-correlati possono comparire anche molto tempo dopo l’inizio dell’immunoterapia.


