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Emorragia intracerebrale, le lesioni DWI-positive come possibile biomarcatore prognostico

Le lesioni positive all’imaging pesato in diffusione (DWI-positive) rilevate alla risonanza magnetica dopo un’emorragia intracerebrale (ICH) acuta sono frequenti, si associano in modo indipendente a diversi indicatori di malattia dei piccoli vasi cerebrali (cSVD) e potrebbero rappresentare un biomarcatore prognostico dell’esito funzionale. A suggerirlo è uno studio prospettico di coorte, pubblicato su “Neurology” che mostra anche come la loro distribuzione anatomica differisca in relazione al sottotipo di cSVD sottostante.

L’analisi ha riguardato 342 pazienti consecutivi con ICH inclusi nel registro Stroke Investigation Group in North and Central London. L’età mediana era di 67 anni, con un intervallo interquartile (IQR) di 55-78 anni, e 142 partecipanti (41,5%) erano donne. In 138 casi (40,3%) l’emorragia era lobare, mentre il burden mediano di cSVD era pari a 2 (IQR 1-3).

Complessivamente, 74 pazienti, pari al 21,6% della coorte, presentavano lesioni DWI-positive alla RM in fase acuta. La sede più frequente era quella lobare, riscontrata in 33 pazienti con lesioni DWI-positive (44,6%).

Ditribuzione delle lesioni e profilo neuro radiologico complessivo

La distribuzione delle lesioni mostrava differenze in relazione alla presenza di angiopatia amiloide cerebrale (CAA). Nei pazienti con CAA, le lesioni DWI-positive esclusivamente lobari erano più frequenti rispetto ai soggetti senza CAA, con percentuali rispettivamente del 78,6% e del 36,7%. Al contrario, lesioni esclusivamente profonde sono state osservate soltanto nel gruppo senza CAA: 25,0% contro 0%.

Anche il profilo neuroradiologico complessivo differiva tra i pazienti con e senza lesioni DWI-positive. Nei primi erano più frequenti le iperintensità severe della sostanza bianca, definite da un punteggio Fazekas ≥2, presenti nell’81,1% dei casi contro il 64,2% (p< 0,001). Il carico dei microsanguinamento cerebrali era inoltre più elevato, con una mediana di 3 rispetto a 1 (p= 0,034), così come il volume dell’ICH, che raggiungeva una mediana di 14 mL contro 7 mL (p= 0,0006).

Le associazioni sono rimaste significative anche nelle analisi multivariate aggiustate. La presenza di lesioni DWI-positive era associata indipendentemente a iperintensità severe della sostanza bianca, con un odds ratio (OR) di 3,37 (IC al 95%: 2,72-6,89), a un volume dell’ICH ≥30 mL (OR: 2,29; IC al 95%: 1,76-3,42) e alla presenza di microsanguinamenti cerebrali (OR: 1,61; IC al 95%: 1,21-2,93).

Il dato di maggiore interesse sul piano prognostico riguarda l’esito a sei mesi. Dopo aggiustamento per le altre variabili considerate, le lesioni DWI-positive risultavano associate a una maggiore probabilità di esito funzionale sfavorevole, definito come un punteggio alla Scala Rankin Modificata ≥3, con un OR di 2,16 (IC al 95%: 1,67-3,48).

Nel complesso, lo studio indica quindi che le lesioni DWI-positive sono un reperto relativamente comune dopo ICH acuta e che la loro presenza si accompagna sia a marcatori di cSVD sia a un peggiore outcome funzionale a sei mesi. La diversa distribuzione anatomica osservata in funzione della presenza di CAA suggerisce inoltre un legame con il sottotipo di malattia dei piccoli vasi sottostante, rafforzando il possibile valore di queste lesioni come biomarcatore prognostico nell’ICH.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico