
Farmaci anticrisi in gravidanza, la politerapia si associa a una minore crescita fetale
La crescita fetale ridotta entra a pieno titolo tra gli esiti da considerare nella gestione delle donne con epilessia in gravidanza. È quanto emerge da un ampio studio prospettico osservazionale condotto sui dati dell’International Registry of Antiepileptic Drugs and Pregnancy (EURAP), secondo cui la politerapia con farmaci anticrisi si associa a un peso alla nascita inferiore rispetto alla monoterapia, con differenze rilevanti anche tra i diversi farmaci e le loro combinazioni.
Lo studio, illustrato sulle pagine della rivista “Lancet Neurology”, ha considerato nati vivi da gravidanza singola di donne con epilessia in trattamento farmacologico, arruolate nel registro EURAP tra giugno 1999 e novembre 2023. L’analisi dell’esito primario, il percentile del peso alla nascita, ha incluso 15.893 bambini esposti in utero a farmaci anticrisi: 12.911 alla monoterapia e 2.982 alla politerapia. Per gli altri esiti sono stati analizzati 13.728 bambini, di cui 11.142 esposti alla monoterapia e 2586 alla politerapia.
Rispetto alla monoterapia, l’esposizione a più farmaci è risultata associata a un percentile del peso alla nascita più basso, con un coefficiente aggiustato b pari a -2,74 (IC al 95%: da -4,22 a -1,26). La politerapia si associava inoltre a un aumento di circa il 50% del rischio di essere piccoli per l’età gestazionale (SGA), con OR aggiustato di 1,48 (IC al 95%: 1,29-1,70), di SGA severo, con OR: 1,49 (IC al 95%: 1,22-1,83), e di basso peso alla nascita, definito come inferiore a 2.500 grammi, con OR: 1,50 (IC al 95%: 1,15-1,95).
L’associazione diventava più marcata all’aumentare del numero di farmaci concomitanti. Nei 48 bambini esposti a quattro farmaci anticrisi, il percentile del peso alla nascita risultava inferiore rispetto alla monoterapia, con un coefficiente aggiustato b di -14,18 (IC 95%: da -24,07 a -4,29).
Differenze sono emerse anche confrontando le singole monoterapie con lamotrigina, che rappresentava il gruppo di riferimento con 4.672 esposizioni. La maggiore riduzione del percentile del peso alla nascita è stata osservata con topiramato (b -11,93; IC al 95%: da -16,72 a -7,15; n= 248), seguito da fenobarbital (-8,08; da -11,89 a -4,26; n= 431), oxcarbazepina (-5,10; IC al 95%: da -8,24 a -1,96; n= 557), carbamazepina (-3,15; da -5,01 a -1,28; n= 2.797), acido valproico (–2,54; IC al 95%: da -4,50 a -0,58; n=1829) e levetiracetam (-2,51; da -4,38 a -0,63; n= 1809).
Anche la specifica combinazione farmacologica sembra avere un ruolo. Nei 173 bambini esposti a carbamazepina e levetiracetam il percentile del peso alla nascita era inferiore rispetto alla monoterapia con lamotrigina (b: -6,27; IC al 95%: da -12,03 a -0,50). Non sono state invece rilevate differenze rispetto alla lamotrigina in monoterapia per l’associazione lamotrigina-levetiracetam (b: 0,19; IC al 95%: da -2,67 a 3,06; n= 470) né per quella lamotrigina-acido valproico (b: 0,11; IC al 95%: da –3,59 a 3,82; n= 258).
Gli autori sottolineano quindi che, accanto alle malformazioni congenite e agli effetti sul neurosviluppo, anche la ridotta crescita fetale dovrebbe essere considerata un importante esito avverso dell’esposizione prenatale ai farmaci anticrisi. I risultati indicano inoltre che il rischio non è uniforme, ma varia tra le diverse monoterapie, tra specifiche combinazioni e in relazione al numero di farmaci assunti contemporaneamente. Elementi che, secondo gli autori, hanno implicazioni per il counselling preconcezionale, la previsione del rischio e la scelta individualizzata del trattamento.


