
Parkinson, competenze diffuse sulle terapie avanzate ma manca una rete nazionale
L’Italia dispone di competenze cliniche diffuse per la gestione della malattia di Parkinson e per la selezione dei pazienti candidabili alle terapie avanzate. Il nodo principale non sembra quindi essere la disponibilità di professionalità, quanto la capacità di mettere in rete i Centri territoriali con le strutture che eseguono i trattamenti a maggiore complessità. A evidenziarlo è la prima survey nazionale dei Centri per le terapie avanzate del Parkinson realizzata dalla Società Italiana Parkinson e Disturbi del Movimento LIMPE-DISMOV, alla quale hanno aderito 75 Centri di 17 regioni.
La mappatura dei centri italiani per le terapie avanzate del Parkinson e le differenze regionali
La mappatura restituisce un quadro abbastanza capillare: 32 Centri si trovano al Nord, 21 al Centro e 22 al Sud e nelle Isole. Lombardia, Lazio e Sicilia sono le regioni con il maggior numero di strutture, rispettivamente 11, 10 e 7.
Le differenze diventano più evidenti quando dalla presa in carico e dalla selezione dei pazienti si passa all’esecuzione delle procedure. Le terapie infusionali, ormai consolidate, sono disponibili in tutte le 17 regioni considerate e vengono effettuate complessivamente in 74 Centri. Per la stimolazione cerebrale profonda (DBS), invece, sono 62 le strutture in grado di individuare i candidati eleggibili, mentre l’impianto viene eseguito in 28 Centri, distribuiti in 16 regioni su 17, con la Puglia come unica eccezione. Il follow-up dopo l’intervento è comunque assicurato da 52 dei 75 Centri.
Ancora più concentrata è l’offerta degli ultrasuoni focalizzati sotto guida della risonanza magnetica (MRgFUS). Sebbene 47 Centri siano in grado di selezionare i candidati, soltanto cinque eseguono il trattamento: a L’Aquila, Messina, Milano, Napoli e Verona.
Creare percorsi assistenziali dedicati
È proprio questa differenza tra capacità di identificare il paziente e disponibilità locale della procedura a rendere cruciale l’organizzazione dei percorsi di invio. Tra i 63 Centri che hanno risposto alla domanda specifica, 38 dichiarano di avere una partnership formalizzata con la struttura che eroga la terapia avanzata. Gli altri 25 inviano invece i pazienti senza un accordo formale o senza indicare un Centro preciso.
Per LIMPE-DISMOV, dunque, la risposta non consiste nel rendere disponibile ogni tecnologia in ogni struttura, ma nel creare percorsi assistenziali dedicati al Parkinson, riconosciuti e finanziati dal Servizio Sanitario Nazionale.
“La criticità è organizzativa”, sottolinea il presidente della Società, Alessandro Tessitore – occorre collegare i Centri territoriali ai poli di riferimento, superando un modello che oggi può dipendere dall’iniziativa dei singoli professionisti.”
Una rete strutturata assumerebbe particolare importanza nelle fasi più avanzate della malattia, quando alla selezione appropriata del paziente devono affiancarsi multidisciplinarietà, esecuzione della procedura e continuità del follow-up. L’obiettivo indicato dalla survey è quindi trasformare competenze già presenti sul territorio in percorsi assistenziali definiti, affinché l’accesso alle terapie più appropriate non dipenda dal luogo di residenza.



