
Parkinson, i vantaggi del monitoraggio con dispositivi indossabili
Le tecnologie indossabili consentono un monitoraggio oggettivo e affidabile dell’attività motoria nella malattia di Parkinson (PD), ma il loro possibile ruolo come supporto alla diagnosi resta ancora da definire. Un nuovo studio, illustrato sulle pagine della rivista “BMJ Neurology Open”, ha valutato se il Personal KinetiGraph (PKG), utilizzato prima e dopo assunzione prolungata di levodopa, possa offrire indicazioni utili proprio nei pazienti con parkinsonismo nei quali il quadro clinico non permette di arrivare facilmente a una diagnosi.
Nell’arco di dieci anni sono stati valutati 26 pazienti caratterizzati da incertezza diagnostica dovuta alla complessità clinica o alla presenza di elementi contrastanti. Il PKG è stato utilizzato per registrare bradicinesia e tremore al basale e dopo un trattamento formalizzato con levodopa, incrementata fino a 300 mg al giorno nell’arco di almeno sei settimane. I pazienti sono stati quindi seguiti fino alla definizione di una diagnosi clinica “finale”, con un follow-up mediano di 46,5 mesi e medio di 49,8 mesi.
Alla fine del periodo di osservazione, 15 dei 26 pazienti hanno ricevuto una diagnosi di malattia di Parkinson. In 14 di questi 15 soggetti, il PKG aveva già documentato al basale una bradicinesia, definita da un punteggio medio pari o superiore a 25. In 12 su 15 la bradicinesia migliorava dopo il trattamento con levodopa e, quando presente, anche il tremore mostrava una riduzione.
Il quadro era differente negli 11 pazienti che hanno infine ricevuto una diagnosi diversa dalla malattia di Parkinson. In questo gruppo il PKG aveva rilevato bradicinesia soltanto in 3 casi su 11, mentre un miglioramento della bradicinesia accompagnato da una riduzione del tremore dopo levodopa è stato osservato in un solo paziente.
La misurazione oggettiva di bradicinesia e tremore per la diagnodi di Parkinson
Considerando insieme bradicinesia definita dal PKG e risposta alla levodopa, il test ha raggiunto una sensibilità dell’88% (IC al 95%: 57%-98%) e una specificità dell’89% (IC al 95%: 52%-99%) nell’identificare i pazienti che avrebbero successivamente ricevuto una diagnosi clinica di Parkinson. Risultati analoghi sono emersi considerando il tremore rilevato dal dispositivo insieme alla risposta alla levodopa: la sensibilità è risultata dell’85% (IC al 95%: 55%-98%) e la specificità dell’89% (IC al 95%: 52%-99%).
I risultati suggeriscono quindi che, nei casi di parkinsonismo più complessi e caratterizzati da incertezza diagnostica, associare la misurazione oggettiva di bradicinesia e tremore mediante PKG alla valutazione della risposta alla levodopa potrebbe aiutare a discriminare i pazienti destinati a ricevere una diagnosi di malattia di Parkinson. La casistica resta tuttavia limitata a 26 pazienti e gli stessi autori sottolineano la necessità di studi più ampi per verificare queste conclusioni.



