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beta amiloide

Angiopatia amiloide cerebrale, Aβ40 e Aβ42 nel liquor si associano alla gravità dei segni alla RM

Nell’angiopatia amiloide cerebrale (CAA), concentrazioni più basse di β-amiloide 1–40 (Aβ40) e β-amiloide 1–42 (Aβ42) nel liquor si associano ad alcuni marker di risonanza magnetica indicativi della gravità della malattia. È quanto emerge da uno studio retrospettivo multicentrico, i cui risultati suggeriscono che i livelli liquorali di Aβ potrebbero fornire informazioni sul carico vascolare di amiloide, piuttosto che rappresentare semplicemente un indice della neurodegenerazione a valle.

Una misura più diretta del carico vascolare di amiloide

La diagnosi di CAA si basa attualmente sui criteri di Boston fondati sulla RM. I marker di imaging, tuttavia, documentano conseguenze a valle del danno vascolare e potrebbero non riflettere completamente la gravità della patologia. Da qui l’interesse per biomarcatori liquorali come Aβ42 e Aβ40, potenzialmente in grado di offrire una misura più diretta del carico vascolare di amiloide.

Lo studio ha incluso consecutivamente 102 pazienti con diagnosi di CAA probabile secondo i criteri di Boston v2.0, valutati in due centri terziari tra il 2014 e il 2023 e sottoposti a puntura lombare nell’ambito dell’iter clinico. L’età media al momento della puntura lombare era di 72,0 ± 7,5 anni e il 65% dei partecipanti era di sesso maschile. All’esordio, il 53% presentava deterioramento cognitivo, il 34% emorragia intracerebrale e il 13% episodi neurologici focali transitori.

Nel liquor sono stati misurati Aβ42, Aβ40, tau totale e tau fosforilata 181 (p-tau181), mentre alla RM sono stati considerati microbleed cerebrali lobari, siderosi corticale superficiale (cSS), carico di iperintensità della sostanza bianca, punteggio di Fazekas e ampliamento degli spazi perivascolari nel centro semiovale.

L’associazione più marcata è emersa per la cSS. Livelli inferiori di Aβ40 erano associati a un maggiore carico di siderosi corticale superficiale, con un β standardizzato di −0,49 (IC 95% da −0,80 a −0,17; p=0,002). Un’associazione analoga è stata osservata per Aβ42, con β −0,42 (IC 95% da −0,73 a −0,11; p=0,007).

Anche la gravità delle alterazioni della sostanza bianca, espressa attraverso il punteggio di Fazekas, mostrava una relazione inversa con i due biomarcatori. Per Aβ40 il β standardizzato era −0,18 (IC 95% da −0,33 a −0,03; p=0,02), mentre per Aβ42 raggiungeva −0,23 (IC 95% da −0,38 a −0,08; p=0,002).

Non è stata invece rilevata un’associazione significativa tra i livelli di Aβ40 o Aβ42 e il numero di microbleed cerebrali. Analogamente, né la tau totale né la p-tau181 hanno mostrato associazioni significative con i marker di RM considerati. Le relazioni tra β-amiloide liquorale e imaging sono rimaste significative anche dopo la stratificazione dei pazienti in base alla presenza di un profilo liquorale Alzheimer-like definito dal rapporto Aβ42/Aβ40.

Nel complesso, i risultati indicano quindi che, nei pazienti con CAA probabile, livelli liquorali più bassi di Aβ40 e Aβ42 si accompagnano a una maggiore espressione di marker RM consolidati di gravità della malattia, indipendentemente dalla presentazione clinica e dalla concomitanza di un profilo Alzheimer-like. Secondo gli autori, questo quadro sostiene l’ipotesi che le concentrazioni liquorali di Aβ possano riflettere il carico vascolare di amiloide. Resta però da chiarirne il possibile valore prognostico: per farlo saranno necessari studi prospettici longitudinali.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico