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Fattori di rischio modificabili per la demenza: i risultati di un’analisi internazionale

Le strategie di prevenzione della demenza dovrebbero essere calibrate sulle caratteristiche dei singoli Paesi, ma al tempo stesso possono basarsi su modelli comuni di associazione tra i fattori di rischio. È quanto si legge su “Lancet Healthy Longevity” in un articolo che riporta i risultati di un’ampia analisi internazionale che, confrontando dati provenienti da Paesi ad alto reddito e da Paesi a basso e medio reddito, evidenzia come la prevalenza dei fattori di rischio modificabili vari considerevolmente tra i diversi contesti, mentre la loro tendenza a coesistere segue schemi sorprendentemente simili.

Lo studio ha analizzato dati armonizzati provenienti da 11 studi nazionali sull’invecchiamento, comprendendo 214.251 persone di età pari o superiore a 50 anni residenti in 14 Paesi e regioni: Irlanda, Stati Uniti, Inghilterra, Irlanda del Nord, Europa orientale, occidentale, settentrionale e meridionale, Corea del Sud, Messico, Cina, Malesia, Brasile e India. Sono stati valutati dodici fattori di rischio modificabili per la demenza: basso livello di istruzione, ipoacusia, colesterolo LDL elevato, depressione, inattività fisica, diabete, fumo, ipertensione, obesità, consumo eccessivo di alcol, isolamento sociale e deficit visivo.

Le differenze tra fattori di rischio nei diversi contesti geografici ed economici

I risultati mostrano marcate differenze nella prevalenza di alcuni fattori di rischio tra i diversi contesti geografici ed economici. Il basso livello di istruzione, ad esempio, era molto più frequente in numerosi Paesi a basso e medio reddito, raggiungendo una prevalenza dell’85,6% in Cina (IC 95% 84,8-86,5), rispetto al 12,0% osservato negli Stati Uniti (IC 95% 11,3-12,7). La situazione risultava opposta per l’obesità, che interessava il 44,9% della popolazione statunitense (IC 95% 43,3-46,5), contro il 13,3% della popolazione indiana (IC 95% 12,9-13,7).

La distribuzione dei fattori di rischio variava anche in relazione all’età, al sesso e al livello di istruzione, sebbene tali differenze non seguissero uno schema uniforme in tutti i Paesi analizzati. Nonostante questa eterogeneità, emerge un dato comune: in tutti i contesti oltre la metà dei partecipanti presentava almeno due fattori di rischio contemporaneamente. Inoltre, i fattori tendevano ad aggregarsi in cluster sostanzialmente sovrapponibili tra i diversi Paesi, riconducibili principalmente all’area cardiovascolare, ai comportamenti a rischio e ai fattori sociali o sensoriali.

Secondo gli autori, questi risultati indicano che gli interventi di prevenzione della demenza dovrebbero combinare un approccio personalizzato, adattato alle caratteristiche epidemiologiche e socioeconomiche delle diverse popolazioni, con strategie multidominio in grado di affrontare contemporaneamente gruppi di fattori di rischio che ricorrono con modalità simili a livello globale. Un approccio di questo tipo potrebbe contribuire a ridurre in modo più efficace il carico della demenza nei diversi contesti sanitari.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico