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Epilessia a esordio tardivo, la p-tau217 lega declino cognitivo e alterazioni del sonno

Nell’epilessia a esordio tardivo non spiegata (LOUE), livelli plasmatici più elevati di p-tau217 si associano a una peggiore performance cognitiva e a un’alterazione dei meccanismi del sonno, con deficit cognitivi particolarmente pronunciati nei pazienti con epilessia farmacoresistente. Inoltre, circa un quarto dell’associazione tra p-tau217 e cognizione potrebbe essere mediato dall’alterazione dell’accoppiamento tra fusi del sonno e oscillazioni lente. Sono i principali risultati di uno studio prospettico, illustrato sulle pagine della rivista “Neurology” che suggerisce un possibile ruolo di p-tau217 come biomarcatore in questa popolazione.

La LOUE è stata associata a un declino cognitivo accelerato, ma resta poco esplorato il contributo delle proteine neurodegenerative e, in particolare, il possibile ruolo dei meccanismi legati al sonno. Per approfondire questo rapporto, i ricercatori hanno studiato p-tau217 plasmatica, indicatore della patologia della malattia di Alzheimer, mettendone in relazione i livelli sia con le prestazioni cognitive sia con la struttura del sonno.

La valutazione cognitiva dei pazienti con epilessia a esordio tardivo non spiegata

Lo studio ha arruolato prospetticamente 85 persone con LOUE, caratterizzata da crisi non provocate di nuova insorgenza a partire dai 55 anni e dall’assenza di lesioni corticali alla risonanza magnetica. L’età media dei partecipanti era di 71,3 ± 7,1 anni e il 49% era costituito da donne.

La valutazione cognitiva comprendeva l’extended Preclinical Alzheimer Cognitive Composite (PACC5). Nel campione, il punteggio Z medio al PACC5 era pari a –0,63 ± 1,0. Dopo l’aggiustamento per età, sesso e livello di istruzione, a ogni incremento di un’unità dei livelli di p-tau217 trasformati logaritmicamente corrispondeva una peggiore performance al PACC5, con un coefficiente β di –0,66 (IC 95% da –1,19 a –0,13; p=0,0017).

A modulare questa relazione sembra essere anche la gravità dell’epilessia. I pazienti che presentavano contemporaneamente livelli elevati di p-tau217 ed epilessia farmacoresistente mostravano infatti prestazioni cognitive peggiori. Per il termine di interazione tra farmacoresistenza e p-tau217, il coefficiente β era pari a –1,49 (IC 95% da –2,94 a –0,05; p=0,04).

L’analisi dell’architettura del sonno

Un altro elemento rilevante arriva dall’analisi del sonno. I partecipanti sono stati sottoposti a EEG delle 24 ore, con valutazione manuale del sonno e analisi della macroarchitettura e della microarchitettura N2/N3, comprendente oscillazioni lente, fusi rapidi e lenti e accoppiamento tra fusi e oscillazioni lente. Livelli plasmatici più elevati di p-tau217 risultavano associati a una riduzione dell’accoppiamento spindle-SO.

Proprio questa alterazione potrebbe rappresentare uno dei passaggi attraverso cui la patologia neurodegenerativa si associa alle difficoltà cognitive. Nell’analisi di mediazione, infatti, l’accoppiamento tra fusi del sonno e oscillazioni lente spiegava circa il 24% dell’associazione osservata tra p-tau217 e cognizione, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra il 3% e l’85% (p=0,032).

Nel complesso, i risultati indicano quindi che, nelle persone con LOUE, l’aumento della p-tau217 plasmatica si associa sia al deterioramento delle prestazioni cognitive sia a modificazioni della microarchitettura del sonno. L’associazione con il deficit cognitivo appare inoltre più pronunciata in presenza di epilessia farmacoresistente. Secondo gli autori, questi dati sostengono l’utilità di p-tau217 come biomarcatore in questa popolazione e richiamano l’attenzione sui processi del sonno nel rapporto tra patologia neurodegenerativa e cognizione negli adulti anziani con epilessia.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico