
Sindrome di Down, l’epilessia si associa a un maggior rischio di diagnosi di demenza e mortalità
Negli adulti con sindrome di Down di almeno 40 anni, una diagnosi di epilessia si associa a una probabilità circa doppia di una successiva registrazione di demenza e a una mortalità più elevata nell’arco di due anni. Il dato emerge da uno studio retrospettivo su cartelle cliniche elettroniche, ma non dimostra che l’epilessia sia un indicatore del processo neurodegenerativo sottostante: i risultati, illustrati sulle pagine della rivista “Seizure – European Journal of Epilepsy” descrivono infatti la sequenza temporale con cui le diagnosi sono state documentate.
Epilessia e malattia di Alzheimer a esordio precoce sono entrambe comuni negli adulti con sindrome di Down, ma il loro rapporto temporale rimane poco chiaro. Per approfondirlo, i ricercatori hanno utilizzato i dati anonimizzati del TriNetX Global Collaborative Network relativi al periodo 2010-2025.
Sono stati considerati adulti con sindrome di Down di almeno 40 anni, distinguendo quelli nei quali l’epilessia era stata registrata prima di qualsiasi diagnosi di demenza da quelli senza epilessia. Le crisi secondarie sono state escluse. Dopo propensity score matching 1:1, sono rimasti 1.812 pazienti in ciascun gruppo. L’età media era rispettivamente di 54,3 anni (DS 7,0) e 54,2 anni (DS 7,4).
Gli outcome sono stati valutati tra 90 e 730 giorni dalla data indice. La demenza per tutte le cause è stata successivamente registrata nel 12,9% dei pazienti con epilessia rispetto al 6,5% di quelli senza epilessia, corrispondente a un hazard ratio di 2,03 (IC 95% 1,59-2,60).
Una relazione analoga è emersa considerando specificamente la malattia di Alzheimer: la diagnosi è stata registrata nel 6,1% dei pazienti con epilessia contro il 3,2% del gruppo senza epilessia, con un HR di 1,97 (IC 95% 1,41-2,76).
Per le demenze non-Alzheimer, le percentuali erano rispettivamente del 12,9% e del 6,3%, con un HR di 2,08 (IC 95% 1,63-2,65). Le stime sono risultate simili nelle analisi stratificate per età e sesso e anche quando la definizione dell’esposizione richiedeva, oltre alla diagnosi di epilessia, la prescrizione di un farmaco anticrisi.
La differenza più marcata ha riguardato la mortalità. Nei due anni di osservazione è deceduto il 12,8% dei pazienti con epilessia rispetto al 5,1% di quelli senza epilessia. L’epilessia era associata a un hazard di mortalità 2,55 volte superiore (IC 95% 2,00-3,24).
I risultati richiedono tuttavia un’interpretazione prudente. Lo studio non disponeva di biomarcatori né di dati di neuroimaging o neuropatologici e, come sottolineano gli autori, non consente di stabilire se l’epilessia rifletta il processo neurodegenerativo sottostante. Differenze nell’accertamento diagnostico e fattori confondenti residui potrebbero inoltre aver contribuito alle associazioni osservate.
Lo studio documenta quindi soprattutto una relazione temporale: negli adulti con sindrome di Down, la registrazione di una diagnosi di epilessia precede una maggiore frequenza di successive diagnosi di demenza e una maggiore mortalità nei due anni seguenti, senza permettere di concludere che l’epilessia ne sia la causa o un marcatore diretto.


