Skip to content
epilessia adolescenti

Epilessia temporale, le alterazioni del network autonomico si associano alla disfunzione cardiorespiratoria

Le alterazioni cardiorespiratorie osservate tra una crisi e l’altra nei pazienti con epilessia del lobo temporale (TLE) potrebbero avere un preciso correlato cerebrale. Uno studio basato sull’acquisizione simultanea di risonanza magnetica funzionale e parametri fisiologici mostra infatti che la riduzione della connettività del network autonomico centrale contribuisce alle anomalie della regolazione cardiaca e respiratoria associate alla TLE. I risultati sono illustrati in un articolo pubblicato su “Neurology”.

Il tema assume particolare rilevanza perché i deficit intercritici della regolazione autonomica e della chemioricezione respiratoria sono stati messi in relazione con un maggiore rischio di morte improvvisa e inattesa nell’epilessia (SUDEP). Le crisi, inoltre, possono determinare una riorganizzazione dei circuiti autonomici centrali che si estende oltre il lobo temporale. Rimaneva però poco chiaro il rapporto tra queste modificazioni delle reti cerebrali e la disfunzione cardiorespiratoria intercritica.

Per approfondirlo, i ricercatori hanno studiato 72 pazienti con TLE unilaterale farmacoresistente, il 49% donne, con un’età media di 40,0 ± 12,8 anni, confrontandoli con 105 controlli sani, per il 53% donne, di età media pari a 36,7 ± 12,8 anni. Attraverso fMRI e registrazioni fisiologiche simultanee sono state analizzate la connettività funzionale e il volume delle regioni appartenenti al network autonomico centrale, mettendoli in relazione con la variabilità della frequenza cardiaca ad alta e bassa frequenza (HF-HRV e LF-HRV), la frequenza respiratoria (BR) e la sua variabilità (RRV).

Rispetto ai controlli, i pazienti con TLE presentavano riduzioni diffuse sia della connettività autonomica sia del volume delle regioni coinvolte, con significatività dopo correzione per confronti multipli (pFDR <0,05). Le analisi di mediazione hanno inoltre mostrato che la riduzione della connettività contribuiva a spiegare la maggiore frequenza respiratoria, la minore variabilità della frequenza respiratoria e la riduzione della LF-HRV osservate nella TLE rispetto ai controlli (|z| compreso tra 2,14 e 5,28; pFDR <0,05).

Anche la lateralità delle crisi sembra avere un ruolo. La lateralità sinistra era indipendentemente associata a una riduzione della LF-HRV e della RRV, con dimensioni dell’effetto, espresse come f di Cohen, rispettivamente di 0,42 e 0,45 (pFDR=0,0055 e 0,0046). L’analisi di correlazione canonica ha inoltre collegato l’atrofia delle regioni autonomiche alla presenza di crisi generalizzate e a un’età più precoce all’esordio dell’epilessia (r=0,61; pFWER=0,018).

Un ulteriore elemento arriva dai 34 pazienti per i quali erano disponibili dati dopo il trattamento chirurgico. In questo sottogruppo, le modificazioni postoperatorie della connettività autonomica risultavano positivamente correlate ai cambiamenti della LF-HRV (ρ=0,52; pFDR=0,0076) e della variabilità respiratoria (ρ=0,41; pFDR=0,029).

Nel complesso, i risultati suggeriscono che la riorganizzazione del network autonomico centrale possa contribuire ai deficit autonomici e interocettivi cronici associati all’epilessia del lobo temporale. La mappatura di queste alterazioni potrebbe quindi offrire una base per sviluppare strategie volte a ripristinare la funzione cardiorespiratoria. Sul fronte della SUDEP, tuttavia, il passaggio alla pratica clinica è ancora da dimostrare: sarà necessario verificare questi risultati direttamente nei casi di SUDEP prima di poter stabilire l’utilità delle alterazioni del network autonomico come biomarcatori di rischio.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico