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Alzheimer umibecestat

Alzheimer, due biomarcatori plasmatici in sequenza migliorano la diagnosi clinica

Uno studio prospettico pubblicato su “The Lancet Neurology” e firmato da Niklas Mattsson-Carlgren, dell’Università di Lund, in Svezia, e colleghi, propone un approccio sequenziale basato su biomarcatori plasmatici per migliorare la diagnosi di malattia di Alzheimer nei pazienti con sintomi cognitivi.

Nella coorte BioFINDER-2 (572 pazienti), il biomarcatore %p-tau217 ha mostrato un’elevata capacità di identificare la patologia amiloide: il 61% dei soggetti era positivo e, tra questi, il 97% risultava Aβ-positivo a CSF o PET. Tuttavia, solo il 57% presentava una malattia di Alzheimer clinicamente definita, evidenziando un limite importante in termini di specificità clinica.

L’integrazione con eMTBR-tau243 migliora significativamente la classificazione. Tra i pazienti %p-tau217-positivi, il 55% risultava anche positivo per eMTBR-tau243, con un’accuratezza diagnostica dell’81%, valore predittivo positivo dell’84% e sensibilità dell’82% per Alzheimer conclamato. Inoltre, eMTBR-tau243 ha mostrato una maggiore capacità discriminativa rispetto a %p-tau217 (AUC 0,88 vs 0,83).

Dal punto di vista prognostico, la positività a eMTBR-tau243 si associa a maggiore carico di tau alla PET (fino al 92% di positività Braak I–IV vs 30% nei negativi) e a un declino cognitivo più rapido nel follow-up, oltre a un incremento longitudinale dell’accumulo di tau nelle regioni corticali avanzate.

Questi dati supportano un modello in due step: %p-tau217 per identificare la presenza di patologia Alzheimer e eMTBR-tau243 per definirne la rilevanza clinica e la severità. L’approccio consente di ridurre i falsi positivi e di migliorare la stratificazione dei pazienti, con potenziali implicazioni nella selezione terapeutica.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico