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Terapia endovascolare post-ictus: anestesie a confronto

Non emergono differenze significative tra anestesia generale e sedazione cosciente

La terapia endovascolare è un trattamento standard per pazienti selezionati che hanno subito un ictus causato da un’occlusione dei grandi vasi nella circolazione anteriore, ma c’è ancora dibattito su quale sia l’approccio anestesiologico ottimale con cui dev’essere eseguito.

Alcuni studi osservazionali, per esempio, indicano che l’anestesia generale è associata a esiti peggiori rispetto alla sedazione cosciente, anche se non esistono dati conclusivi in proposito. Claus Simonsen e colleghi dell’Aarhus University Hospital, in Danimarca, in collaborazione con il Texas Stroke Institute, negli Stati Uniti, hanno verificato la possibilità di una differenza tra le due metodiche di anestesia in termini di rischio di aggravamento dell’estensione dell’area infartuata con uno studio randomizzato, in aperto, i cui risultati sono riportati sulla rivista JAMA Neurology.

Dei 128 pazienti coinvolti, di età media pari a 71,4 anni, di cui il 48% donne, 65 sono stati randomizzati a ricevere un’anestesia generale e 63 una sedazione cosciente, bilanciando al basale le variabili demografiche e cliniche.

Il successo nella riperfusione è risultato significativamente più elevato nel braccio sottoposto ad anestesia generale rispetto al braccio sottoposto a sedazione cosciente (76,9% vs. 60,3%). La differenza tra i volumi delle aree infartuate, invece, non ha raggiunto la significatività statistica. Gli outcome clinici, infine, sono risultati migliori nel gruppo trattato con anestesia generale.

Ultimo aggiornamento il 17 Aprile 2018 di Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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