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Risonanza magnetica nella adrenoleucodistrofia cerebrale: verso un protocollo condiviso

La adrenoleucodistrofia cerebrale (CALD) rappresenta una delle manifestazioni più gravi dell’adrenoleucodistrofia (ALD) nei soggetti di sesso maschile. La diagnosi precoce delle lesioni cerebrali mediante risonanza magnetica (RM) è un passaggio cruciale per avviare tempestivamente interventi terapeutici in grado di prevenire disabilità severe e ridurre la mortalità. Nonostante esistano raccomandazioni internazionali sulla frequenza dei controlli RM, finora mancava un consenso su quali sequenze utilizzare nella pratica clinica quotidiana.

Un recente studio internazionale, pubblicato sulla rivista “Neurology” a prima firma di Hemmo A.F. Yska, della Sorbonne Université di Parigi, in Francia, ha affrontato questo vuoto attraverso una procedura Delphi modificata, coinvolgendo 30 esperti di imaging cerebrale in ALD provenienti da 9 Paesi. L’obiettivo era duplice: definire un protocollo RM standardizzato per lo screening e il follow-up clinico e individuare le sequenze prioritarie per la ricerca, favorendo così l’armonizzazione tra i diversi centri.

Il consenso raggiunto indica che il protocollo di screening di base, valido sia per adulti sia per bambini, dovrebbe includere almeno quattro sequenze fondamentali: T1-pesata 3D, T2-pesata spin-echo, FLAIR 3D e diffusion-weighted imaging (DWI). Le immagini T1 con mezzo di contrasto non sono considerate obbligatorie in tutti i casi, ma dovrebbero essere eseguite in modo sistematico in specifici contesti clinici, ad esempio quando si sospetta attività infiammatoria o progressione della lesione.

Particolarmente rilevante per i neurologi è il ruolo attribuito alla DWI, che, integrata con il punteggio di Loes e con l’imaging post-contrastografico, viene ritenuta utile per valutare la progressione delle lesioni e supportare le decisioni terapeutiche. Per l’ambito della ricerca, gli esperti hanno invece indicato come prioritarie tecniche avanzate quali diffusion tensor imaging, RM perfusionale e analisi volumetriche quantitative.

Nel complesso, questo progetto fornisce un quadro pratico e condiviso per l’uso della risonanza magnetica nella CALD, con potenziali benefici diretti sulla qualità dello screening, sul monitoraggio delle lesioni e sull’uniformità delle decisioni cliniche. Allo stesso tempo, individua aree ancora controverse che meritano ulteriori studi, ponendo le basi per future ricerche collaborative nel campo dell’imaging della ALD.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico