
Riabilitazione post ictus, il recupero post-covid c’è ma restano forti disuguaglianze regionali
La riabilitazione ospedaliera dopo ictus in Italia ha recuperato parte dell’attività persa durante la pandemia, ma non è ancora tornata ai livelli del 2019 e continua a mostrare profonde differenze territoriali. Il nuovo report nazionale sulla riabilitazione ospedaliera indica, inoltre, nella continuità tra ospedale e territorio uno dei principali nodi ancora irrisolti, soprattutto considerando che oltre otto pazienti su dieci tornano direttamente a domicilio dopo il ricovero riabilitativo.
Il documento, commissionato dalla Fondazione Gianfranco Salvini, condotto da Luca Giorgio dell’Università Europea di Roma e supportato da A.L.I.Ce. Italia Odv, analizza l’evoluzione della riabilitazione ospedaliera italiana nel periodo 2013-2024 utilizzando dati del Ministero della Salute, delle Schede di Dimissione Ospedaliera, dell’ISTAT e degli Open Data nazionali. L’obiettivo è fotografare lo stato dell’assistenza riabilitativa e individuarne criticità e priorità di sviluppo.
Prima della pandemia il sistema garantiva oltre 310.000 ricoveri riabilitativi ordinari ogni anno, per più di 8 milioni di giornate di degenza. Nel 2020 le dimissioni riabilitative si sono ridotte di circa il 24% rispetto al 2019 e le giornate di degenza sono scese a circa 6,5 milioni. Negli anni successivi l’attività è progressivamente aumentata, ma nel 2024 i volumi risultano ancora inferiori a quelli pre-COVID. La degenza media resta invece sostanzialmente stabile, intorno ai 26 giorni e, nel dato riassuntivo del report, pari a 26,4 giorni.
Forti differenze regionali
Il quadro nazionale resta però fortemente disomogeneo. Il tasso di ospedalizzazione varia da 1,79 ricoveri ogni 1.000 abitanti in Toscana a 8,10 in Valle d’Aosta, mentre la disponibilità di posti letto riabilitativi per abitante può differire fino a quattro volte tra alcune Regioni. A questo si aggiungono importanti flussi di mobilità sanitaria, con cittadini costretti a spostarsi fuori regione per accedere alla riabilitazione. Secondo il report, dunque, l’accesso ai percorsi riabilitativi continua a dipendere in parte dal luogo di residenza.
Un altro punto critico riguarda il dopo-dimissione. L’82,9% dei pazienti conclude il ricovero tornando direttamente al proprio domicilio, ma solo una quota molto limitata viene dimessa con attivazione contestuale dell’Assistenza Domiciliare Integrata. Per questo, la continuità delle cure, l’integrazione tra ospedale e territorio e il supporto ai caregiver vengono indicati come alcune delle principali sfide organizzative del sistema.
Il report sottolinea inoltre che il privato accreditato rappresenta oggi la componente prevalente dell’offerta riabilitativa nazionale e che disponibilità di posti letto e qualità dell’assistenza non sempre coincidono. La prospettiva indicata è quella di reti clinico-assistenziali integrate, Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali condivisi, maggiore collaborazione tra pubblico e privato accreditato e una governance capace di garantire maggiore equità di accesso sul territorio nazionale.
Il messaggio conclusivo è che la riabilitazione non deve essere considerata una fase accessoria o terminale del percorso post ictus, ma una componente strutturale della cura. Il recupero dell’offerta dopo la pandemia rappresenta un segnale positivo, ma la vera sfida resta costruire una continuità assistenziale efficace e omogenea tra ospedale, territorio e domicilio.


