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Dopo un TIA il rischio di demenza resta aumentato nel lungo periodo

Il declino cognitivo emerge come una delle principali complicanze a lungo termine dell’attacco ischemico transitorio (TIA). In un ampio studio di popolazione canadese, pubblicato recentemente su “Neurology”, quasi un paziente su cinque ha ricevuto una diagnosi di demenza durante il follow-up. Rispetto alla popolazione di controllo, il rischio risultava particolarmente elevato nel primo anno, ma persisteva fino a 20 anni e, nel lungo periodo, si avvicinava a quello osservato dopo un ictus.

Lo studio ha utilizzato i dati sanitari amministrativi dell’Ontario relativi al periodo 2002-2022. Sono stati analizzati 113.081 pazienti con un primo TIA, con un’età media di 70 anni e una presenza femminile del 50%. I pazienti sono stati confrontati sia con soggetti della popolazione generale appaiati per età, sesso, deprivazione socioeconomica del quartiere, ruralità e comorbidità vascolari, sia con persone che avevano avuto un primo ictus.

Durante un follow-up medio di 7,11 anni (DS 5,16), il 19,3% dei pazienti con TIA ha ricevuto una diagnosi di demenza. Il tasso complessivo è stato di 2,71 casi per 100 anni-persona, rispetto a 2,03 per 100 anni-persona nei controlli, con un eccesso di rischio che si è mantenuto nei diversi intervalli temporali considerati.

La fase di maggiore vulnerabilità è risultata quella immediatamente successiva all’evento: nel primo anno dopo un TIA, l’hazard ratio per demenza rispetto ai controlli era 1,75 (IC al 95%: 1,66-1,85). L’associazione, tuttavia, non si esauriva nel breve periodo e rimaneva evidente fino a 20 anni di osservazione, con un HR complessivo di 1,34 (IC al 95%: 1,31-1,36).

Il confronto con l’ictus

Il confronto con l’ictus ha mostrato una dinamica differente. Nel primo anno il rischio di demenza dopo TIA era inferiore, con un HR di 0,67 (IC al 95%: 0,64-0,70) rispetto ai pazienti con ictus. Con il passare del tempo, però, la differenza si riduceva fino a scomparire: dopo cinque anni di follow-up il rischio diventava simile nei due gruppi.

Un altro elemento rilevante riguarda il rapporto tra nuovi ictus e demenza. Dopo un TIA, l’incidenza della demenza superava sostanzialmente quella dell’ictus e tenere conto degli ictus verificatisi durante il follow-up attenuava solo minimamente l’associazione osservata.

I risultati indicano quindi che le conseguenze a lungo termine di un TIA non si esauriscono nel rischio di un successivo evento cerebrovascolare. L’aumento consistente e persistente del rischio di demenza, che nel tempo si avvicina a quello osservato dopo un ictus, identifica il declino cognitivo come un’importante complicanza da considerare nelle strategie di prevenzione dopo TIA, includendo interventi che vadano anche oltre la sola prevenzione dell’ictus.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico