
Aneurismi intracranici non rotti, la prevalenza è in aumento negli ultimi due decenni
La prevalenza degli aneurismi intracranici non rotti (UIA) non sembra aver seguito la riduzione osservata nell’incidenza dell’emorragia subaracnoidea aneurismatica. Al contrario, una nuova revisione sistematica con metanalisi pubblicata sulla rivista “The Lancet Neurology” indica un aumento degli UIA negli ultimi due decenni, solo in parte spiegato dalla maggiore capacità di identificare aneurismi di piccole dimensioni e dall’invecchiamento della popolazione. Lo studio individua inoltre alcuni gruppi nei quali la prevalenza risulta particolarmente elevata.
La metanalisi ha incluso 162 studi, 67 già considerati in una precedente revisione e 95 di nuova identificazione, per un totale di 316.131 partecipanti e 11.822 persone con UIA. Nella popolazione di riferimento ipotetica, definita da un’età media di 50 anni, una presenza femminile del 50% e assenza di comorbidità, la prevalenza stimata di aneurismi non rotti era del 3,9% (IC al 95%: 3,0-5,1).
La prevalenza variava sensibilmente in presenza di alcune condizioni. Nei soggetti con aterosclerosi era del 5,5% (IC al 95%: 4,7-6,4; 2.229 casi su 40.970 partecipanti), con un prevalence ratio (PR) aggiustato di 1,3 (IC al 95%: 0,8-2,0) rispetto alla popolazione di riferimento. In presenza di una storia familiare positiva per emorragia subaracnoidea aneurismatica o UIA raggiungeva il 7,9% (IC al 95%: 5,6-11,1; 412 casi su 4252), con PR aggiustato di 2,4 (IC al 95%: 0,5-11,2).
Valori ancora superiori sono emersi nei disturbi del tessuto connettivo, con una prevalenza del 10,3% (IC al 95%: 6,5-16,0; 94 casi su 879) e un PR di 3,9 (IC al 95%: 2,0-7,6). Nei pazienti con malattia renale policistica autosomica dominante (ADPKD), la prevalenza arrivava al 12,8% (IC al 95%: 9,2-17,6; 293 casi su 1990), con un PR aggiustato di 4,4 (IC al 95%: 1,5-12,6).
Fattori individuali associati a una maggiore prevalenza di UIA
Anche alcuni fattori individuali erano associati a una maggiore prevalenza: il rischio relativo era 1,4 per i fumatori attuali (IC 95% 1,2-1,6; 798 casi su 27.911 partecipanti), 1,6 in presenza di ipertensione (IC al 95%: 1,5-1,7; 4043 casi su 83.053) e 1,9 per il sesso femminile (IC al 95%: 1,8-2,0), sulla base di 3415 casi tra 65.020 donne e 2.122 tra 76.130 uomini.
Il segnale temporale è risultato particolarmente evidente negli studi condotti su persone sane sottoposte ad angio-RM o angio-TC. Nel periodo 2016-2022 la prevalenza degli UIA era del 6,6% (IC al 95%: 6,3-6,8; 2904 casi su 41.191 partecipanti), con un PR aggiustato di 1,8 (IC al 95%: 1,1-2,8) rispetto al periodo 2002-2015. Anche considerando gli aneurismi di almeno 5 mm, la prevalenza è passata dallo 0,7% (IC al 95%: 0,6-0,8) nel 2002-2015 all’1,4% (IC al 95%: 1,0-1,9) nel 2016-2022.
Non sono invece emerse differenze nella prevalenza tra Paesi. Gli autori segnalano una significativa eterogeneità tra gli studi e una certezza delle evidenze variabile da molto bassa a moderata.
Nel complesso, la metanalisi indica dunque che gli aneurismi intracranici non rotti sono diventati più frequenti negli ultimi due decenni. Secondo gli autori, il fenomeno è spiegato solo in parte dalla migliore identificazione dei piccoli aneurismi e dall’invecchiamento, mentre potrebbero contribuire altri fattori, compresi quelli ambientali. I risultati sollecitano inoltre ulteriori ricerche sul possibile valore di strategie personalizzate di screening e gestione nei gruppi a maggiore prevalenza di UIA.



