
Atassie degenerative, nuovi dati di efficacia della tDCS cerebellare
Le evidenze preliminari suggeriscono che la stimolazione cerebellare con stimolazione transcranica a corrente continua del cervelletto (tDCS) possa tradursi in un beneficio clinicamente rilevante nelle atassie degenerative, pur in assenza di una piena significatività statistica su tutti i parametri quantitativi. È questo il messaggio centrale dello studio pubblicato sulla rivista “Cerebellum” e firmato da Angela Sanna, dell’Ospedale SS Trinità di Cagliari e colleghi afferenti a un gruppo di ricerca italiano impegnato nello studio delle neuromodulazioni non invasive.
Le atassie neurodegenerative continuano a rappresentare un ambito ad alto bisogno terapeutico insoddisfatto, caratterizzato da un’elevata eterogeneità eziologica e da opzioni farmacologiche limitate. In questo contesto, l’interesse per tecniche di neuromodulazione come la (tDCS è cresciuto significativamente negli ultimi anni, in particolare per il potenziale di modulazione del network cerebello-talamo-corticale.
Lo studio randomizzato
Il trial prevedeva un disegno randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, che ha coinvolto 16 pazienti affetti da atassia degenerativa sottoposti a 10 sessioni di tDCS cerebellare reale o simulata.
Dal punto di vista clinico, entrambi i gruppi hanno mostrato un miglioramento dei sintomi atassici e disartrici, suggerendo un possibile effetto placebo o un ruolo della ripetizione dei test. Tuttavia, il gruppo sottoposto a stimolazione attiva ha evidenziato un vantaggio più marcato, in particolare nelle sottoscale relative a postura e deambulazione (MICARS) e coordinazione degli arti superiori (SARA). Sebbene i parametri spazio-temporali del cammino non abbiano raggiunto la significatività statistica, un dato clinicamente rilevante emerge dalla maggiore proporzione di pazienti nel gruppo attivo che ha ottenuto miglioramenti tangibili nella velocità del passo e nell’ampiezza del passo stesso.
Più complesso il quadro relativo alla funzione degli arti superiori: i parametri cinematici del compito hand-to-mouth non hanno mostrato variazioni significative, indicando una possibile dissociazione tra miglioramento clinico percepito e misure strumentali più fini, oppure una minore sensibilità di questo specifico endpoint.
Particolarmente interessante è il contributo delle analisi EEG, che documentano aumenti della potenza nelle bande beta e gamma bassa nelle regioni centrali/parietali dopo stimolazione attiva, ma non dopo stimolazione placebo, supportando effetti neuromodulatori sulla rete cerebello-talamo-corticale.
Nel complesso, lo studio rafforza l’ipotesi che la tDCS cerebellare possa rappresentare una strategia terapeutica promettente nelle atassie degenerative, pur evidenziando la necessità di trial con campioni più ampi e follow-up prolungati per confermare l’efficacia e chiarire la durata degli effetti. La discrepanza tra significatività statistica e rilevanza clinica osservata in alcuni endpoint sottolinea inoltre l’importanza di integrare misure quantitative e scale cliniche nella valutazione degli interventi riabilitativi e neuromodulatori.


