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Alzheimer, aumentare precocemente la CAP2 può proteggere le sinapsi e rallentare il declino cognitivo

Intervenire nelle fasi iniziali della malattia di Alzheimer aumentando i livelli della proteina CAP2 potrebbe rappresentare una strategia efficace per preservare la funzione sinaptica e ritardare il deterioramento cognitivo. È quanto emerge da uno studio preclinico dell’Università degli Studi di Milano pubblicato su “Molecular Therapy”.

La perdita di efficienza delle connessioni neuronali

La ricerca si inserisce in un filone che considera la disfunzione sinaptica un evento chiave e precoce nella patogenesi della malattia, spesso antecedente alla comparsa dei sintomi clinici. Il declino cognitivo, infatti, non dipende esclusivamente dall’accumulo di proteine patologiche, ma è strettamente correlato alla progressiva perdita di efficienza delle connessioni neuronali.

Al centro dello studio vi è la proteina 2 associata alla ciclasi (cyclase-associated protein 2, CAP2) una proteina che regola il citoscheletro di actina e contribuisce alla stabilità delle spine dendritiche, strutture essenziali per la trasmissione sinaptica e la plasticità cerebrale. Alterazioni del citoscheletro compromettono direttamente l’organizzazione e la funzionalità delle sinapsi.

Evidenze precedenti avevano mostrato una riduzione dei livelli di CAP2 nell’ippocampo nei pazienti con Alzheimer. Partendo da questo dato, i ricercatori hanno ipotizzato che un incremento precoce della proteina potesse avere un effetto neuroprotettivo. Nei modelli studiati, l’aumento di CAP2 nelle fasi iniziali della malattia ha prevenuto le alterazioni del citoscheletro e della dinamica delle spine dendritiche, con una conseguente migliore conservazione della funzione sinaptica e delle capacità cognitive.

Dal punto di vista neurologico, questi risultati rafforzano l’idea di un cambio di paradigma: non intervenire solo sul danno conclamato, ma agire precocemente sui meccanismi che mantengono l’integrità delle reti neuronali. Resta tuttavia da chiarire, attraverso ulteriori studi, la possibile traduzione clinica di questo approccio.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico