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Sempre più precisi i biomarcatori plasmatici per la diagnosi precoce dell’Alzheimer

Segni biologici della malattia di Alzheimer possono essere individuati già nella mezza età attraverso un semplice esame del sangue e risultano associati a peggiori prestazioni cognitive e a un declino accelerato in specifici domini cognitivi. È quanto si legge in un articolo firmato su “The Lancet”, da Xiaqing Jiang, dell’Università della California a San Francisco e colleghi dello studio CARDIA (Coronary Artery Risk Development in Young Adults), una delle più longeve coorti di popolazione statunitense. Le conclusioni dello studio suggeriscono come la neuropatologia dell’Alzheimer possa essere rilevata molti anni prima della comparsa dei sintomi clinici, aprendo nuove prospettive per strategie preventive e interventi precoci.

I ricercatori hanno analizzato 1350 adulti senza demenza, con un’età media di 61 anni, utilizzando biomarcatori plasmatici correlati alla neuropatologia dell’Alzheimer: il rapporto p-tau217/Aβ42, la proteina p-tau217 e il rapporto Aβ42/Aβ40. La popolazione studiata comprendeva il 58% di donne e il 45% di partecipanti afroamericani.

I risultati mostrano che la positività ai biomarcatori compatibili con neuropatologia Alzheimer era relativamente rara ma già presente in una quota non trascurabile di soggetti di mezza età. In particolare, il 6% dei partecipanti risultava positivo secondo il rapporto p-tau217/Aβ42, il 15% secondo il rapporto Aβ42/Aβ40 e il 4% secondo il valore di p-tau217. La positività era più frequente nei portatori dell’allele APOE ε4, noto fattore genetico di rischio per la malattia.

L’associazione tra biomarcatori della demenza e le performance cognitive

L’aspetto più rilevante riguarda però le associazioni con le performance cognitive. I soggetti positivi ai biomarcatori mostravano risultati significativamente peggiori nei test di velocità di elaborazione delle informazioni e nelle funzioni esecutive. Dopo l’aggiustamento per età, sesso, razza, istruzione, indice di massa corporea e funzione renale, la differenza standardizzata nella velocità di elaborazione variava da –0,25 a -0,54 punti a seconda del biomarcatore utilizzato, mentre per le funzioni esecutive la riduzione oscillava tra -0,19 e -0,42 punti rispetto ai soggetti negativi.

L’analisi longitudinale ha inoltre evidenziato un aumento del rischio di declino cognitivo accelerato nei cinque anni precedenti. I partecipanti positivi al biomarcatore Aβ42/Aβ40 presentavano una probabilità oltre quattro volte superiore di manifestare un rapido peggioramento della memoria verbale (odds ratio 4,31), mentre la positività al rapporto p-tau217/Aβ42 era associata a un rischio più che raddoppiato (odds ratio 2,44). Per quanto riguarda la velocità di elaborazione, il rischio di declino accelerato risultava quasi quadruplicato nei soggetti positivi per p-tau217 (odds ratio 3,98) e più che triplicato in quelli positivi per p-tau217/Aβ42 (odds ratio 3,35).

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico