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PET alzheimer

Tau-PET nell’Alzheimer: la scelta del tracciante è cruciale per la diagnosi

La scelta del tracciante Tau-PET può modificare in modo sostanziale la capacità di individuare la patologia tau nelle diverse fasi della malattia di Alzheimer. È quanto emerge dallo studio multicentrico HEAD, pubblicato su “The Lancet”, che ha confrontato direttamente, negli stessi pazienti, il tracciante attualmente utilizzato nella pratica clinica, [18F]flortaucipir, con il più recente [18F]MK6240. I risultati indicano che MK6240 è in grado di rilevare accumuli di tau più precoci e con maggiore sensibilità, con potenziali implicazioni per la diagnosi, la stratificazione dei pazienti e la selezione dei candidati alle terapie modificanti la malattia.

Lo studio ha coinvolto 682 partecipanti reclutati in otto centri tra Stati Uniti e Canada, comprendendo soggetti cognitivamente normali, pazienti con deterioramento cognitivo lieve (MCI) e persone con demenza. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti, nell’arco di 45 giorni, a PET amiloide, PET tau con entrambi i traccianti e valutazione neuropsicologica completa.

L’analisi ha mostrato che MK6240 possiede una maggiore accuratezza diagnostica nel distinguere il deterioramento cognitivo correlato all’Alzheimer da altre forme di deficit cognitivo. L’area sotto la curva (AUC) ha raggiunto 0,93 contro 0,86 ottenuta con flortaucipir nella discriminazione della demenza di Alzheimer rispetto alle forme non-Alzheimer.

La differenza più rilevante nelle fasi precoci della malattia

La differenza più rilevante è emersa tuttavia nelle fasi precoci della malattia. Tra i soggetti cognitivamente normali, la positività tau nel lobo temporale mediale è stata identificata nel 15% dei casi con MK6240 contro il 6% con flortaucipir. Nei partecipanti cognitivamente normali ma già positivi all’amiloide, MK6240 ha rilevato depositi tau nel 39% dei soggetti rispetto al 16% identificato da flortaucipir, individuando circa 23 casi aggiuntivi ogni 100 pazienti esaminati.

Anche nelle fasi sintomatiche il nuovo tracciante ha mostrato una sensibilità superiore. Nei pazienti con compromissione cognitiva, la positività tau nelle regioni neocorticali è stata osservata nel 28% dei casi con MK6240 contro il 16% con flortaucipir. Nei soggetti amiloide-positivi con MCI o demenza, MK6240 ha identificato rispettivamente 15 e 21 casi aggiuntivi ogni 100 pazienti come positivi per la patologia tau neocorticale.

Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che le attuali stime della diffusione della patologia tau potrebbero essere state sottovalutate dai traccianti di prima generazione. La maggiore sensibilità di MK6240 potrebbe favorire l’identificazione di pazienti nelle fasi iniziali dell’Alzheimer, quando gli interventi terapeutici hanno maggiori probabilità di essere efficaci, influenzando sia il disegno degli studi clinici sia l’impiego futuro delle terapie anti-amiloide e delle strategie di medicina di precisione.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico