
Alzheimer, una nuova lettura della tau-PET migliora il riconoscimento delle fasi precoci
Una lettura visiva della tau-PET articolata in cinque classi — negativa, bassa, moderata, alta e atipica — potrebbe consentire di riconoscere meglio la patologia tau nelle fasi precoci della malattia di Alzheimer rispetto all’attuale interpretazione binaria. In uno studio prospettico multicentrico pubblicato su “JAMA Neurology”, il nuovo sistema ha mostrato un’elevata concordanza sia tra valutatori sia tra diversi radiotraccianti e ha identificato un maggior numero di soggetti tau-positivi tra le persone cognitivamente integre e quelle con deterioramento cognitivo lieve (MCI).
Lo studio ha incluso 681 dei complessivi 822 partecipanti arruolati nello studio HEAD (Head-to-Head Harmonization of Tau Tracers in Alzheimer’s Disease), con uno spettro clinico che andava dall’assenza di deficit cognitivi alla demenza. L’età media era di 69,3 anni (DS: 8,4) e 367 partecipanti, pari al 53,9%, erano donne.
Il framework è stato valutato con quattro radiotraccianti: 18F-MK-6240, utilizzato in 681 partecipanti, 18F-flortaucipir in 644, 18F-RO948 in 150 e 18F-PI-2620 in 149. Tutti i partecipanti erano stati inoltre sottoposti a PET per amiloide-β (Aβ) e risonanza magnetica.
Il confronto tra classificazione in cinque classi e l’approccio binario
La classificazione in cinque classi ha raggiunto un’eccellente concordanza tra valutatori, con valori di κ compresi tra 0,77 e 0,85. La concordanza tra traccianti è risultata da buona a eccellente, con il valore più elevato nel confronto tra 18F-MK-6240 e 18F-flortaucipir (κ=0,88).
La differenza rispetto all’approccio binario approvato è emersa soprattutto nelle fasi meno avanzate. Tra i 364 partecipanti cognitivamente integri, la lettura binaria identificava 26 soggetti tau-positivi. La classificazione armonizzata ne individuava 49 con 18F-flortaucipir, con un prevalence ratio (PR) di 1,89 (IC al 95%: 1,31-2,70; p= 0,001), e 71 con 18F-MK-6240, con PR 2,73 (IC al 95%: 1,95-3,83; p< 0,001).
Un incremento è stato osservato anche nei 223 partecipanti con MCI. I tau-positivi erano 100 con il metodo binario, 123 con la classificazione armonizzata mediante 18F-flortaucipir (PR: 1,23; IC al 95%: 1,12-1,35; p< 0,001) e 142 con 18F-MK-6240 (PR: 1,42; IC al 95%: 1,27-1,59; p< 0,001). Nei pazienti con demenza, invece, i risultati dei diversi approcci tendevano a convergere.
Le cinque classi non sembrano limitarsi a una diversa categorizzazione delle immagini. All’aumentare del carico di tau si osservava infatti un progressivo peggioramento della cognizione e un incremento del carico di Aβ alla PET e della p-tau217 plasmatica. Tra le classi con basso e alto carico di tau, le differenze erano rispettivamente di 1,4 volte per la cognizione, 3,2 volte per l’Aβ PET e 2,5 volte per la p-tau217.
Nel complesso, il framework armonizzato in cinque classi ha mostrato una buona riproducibilità tra radiotraccianti e valutatori e una maggiore capacità di identificare la patologia tau nelle fasi precoci rispetto alla classificazione binaria. Secondo gli autori, questi risultati sostengono un sistema standardizzato e indipendente dal tracciante per la categorizzazione diagnostica, l’identificazione delle finestre terapeutiche e la stratificazione dei pazienti negli studi clinici.



