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L’apatia come fattore di rischio per la demenza negli anziani

La correlazione è emersa in soggetti anziani istituzionalizzati

Nei soggetti anziani istituzionalizzati, l’apatia è associata a un aumento del rischio di sviluppare una probabile demenza, secondo uno studio pubblicato online su “Neurology”. Meredith Bock, della Università della California a San Francisco e colleghi hanno esaminato i dati di 2.018 soggetti raccolti nell’ambito dello studio Health ABC.

I partecipanti sono stati classificati in terzili sulla base dei punteggi ottenuti al basale sull’Apathy Evaluation Scale modificata. Nell’arco di nove anni, la demenza incidente è stata accertata dall’uso di farmaci, dai registri ospedalieri o dal declino clinicamente rilevante della cognizione globale.

Dall’analisi dei dati, i ricercatori hanno scoperto che 381 partecipanti hanno sviluppato una probabile demenza durante il follow-up. Rispetto all’apatia di grado lieve, l’apatia grave è risultata associata a un aumento del rischio di demenza (14% vs. 25%, rispettivamente) sia nel modello statistico non aggiustato sia in quello aggiustato (hazard ratio: 1,9 e 1,7, rispettivamente). È emersa anche un’associazione tra un’apatia grave e peggiori punteggi cognitivi al basale, ma non con il tasso di cambiamento dei punteggi nel tempo.

“L’apatia può essere molto preoccupante per i familiari, quando un soggetto anziano non vuole più riunirsi con la famiglia o con gli amici, oppure non sembra interessato a ciò che solitamente gli dava piacere”, ha spiegato Bock in una dichiarazione. “Sono necessarie ulteriori ricerche, ma è possibile che questi siano segnali di rischio per il morbo di Alzheimer, segnali che possono beneficiare di interventi precoci e di sforzi per ridurre altri fattori di rischio”.

Ultimo aggiornamento il 10 Novembre 2020 di Pierpaolo Benini

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico

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