
Variabili del sonno, prestazioni cognitive e rischio di demenza
Dormire più a lungo e con un sonno meglio consolidato, insieme a un più efficace accoppiamento tra onde lente e fusi del sonno, si associa a prestazioni cognitive migliori, ma non sembra tradursi in una riduzione del rischio di sviluppare demenza. È questa la principale conclusione di un ampio studio osservazionale prospettico, illustrato sulle pagine della rivista “Neurology”, che ha adottato un approccio data-driven per identificare i diversi profili del sonno maggiormente rilevanti per la salute cerebrale.
L’analisi ha utilizzato i dati dello Sleep and Dementia Consortium, che comprende cinque coorti di popolazione statunitensi. Sono stati inclusi 5958 partecipanti nell’analisi delle funzioni cognitive, con un’età media di 70±11 anni e una quota di donne pari al 32%, e 5471 partecipanti nell’analisi del rischio di demenza, con età media di 74±12 anni e il 31% di donne. Tutti erano privi di demenza e di ictus al momento dell’arruolamento. Durante un follow-up mediano compreso tra 5 e 19 anni sono stati registrati 1.134 nuovi casi di demenza.
I ricercatori hanno integrato 44 parametri del sonno, ottenuti mediante polisonnografia domiciliare e questionari, identificando nove profili latenti che spiegavano complessivamente il 49% della variabilità delle misure originali. I profili comprendevano quantità ed efficienza del sonno, frammentazione del sonno, predominanza del sonno NREM leggero, predominanza del sonno N3, numero e durata dei fusi del sonno, episodi di sonno REM, disturbi respiratori, accoppiamento tra onde lente e fusi del sonno e ampiezza dei fusi.
Tra questi, solo due profili sono risultati significativamente associati alle prestazioni cognitive globali. Una maggiore quantità ed efficienza del sonno, indicativa di un sonno più lungo e consolidato, è risultata correlata a una migliore funzione cognitiva (β= 0,03; IC al 95%: 0,004-0,06; p =0,033). Analogamente, un più marcato accoppiamento tra onde lente e fusi del sonno è risultato associato a migliori performance cognitive (β= 0,04; IC al 95%: 0,003-0,07; p= 0,039).
Diversamente, nessuno dei nove profili del sonno identificati ha mostrato un’associazione statisticamente significativa con il rischio di sviluppare demenza nel corso del follow-up.
Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che specifiche caratteristiche del sonno potrebbero rappresentare indicatori della salute cognitiva più che predittori del rischio di demenza. In particolare, la durata e la continuità del sonno, insieme al coordinamento tra onde lente e fusi del sonno, emergono come dimensioni meritevoli di ulteriori approfondimenti per comprendere meglio le relazioni tra sonno e funzione cerebrale.


