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Cataplessia, termoregolazione e neuroni MCH: nuove evidenze neurofisiologiche nella narcolessia

La narcolessia con cataplessia è una condizione paradigmatica di dissociazione degli stati di vigilanza, caratterizzata dalla perdita dei neuroni ipotalamici ipocretinergici (orexinergici) e dalla comparsa di episodi improvvisi di atonia muscolare. Sono stati ipotizzati vari fattori di scatenamento delle crisi cataplettiche come forti emozioni con conseguente perdita del tono muscolare, come eccessive risate o crisi di pianto oppure spaventi o arrabbiature.

Finora prevedere gli attacchi è sempre stato problematico, ma alcuni ricercatori dell’Università di Berna guidati da Bianca Viberti hanno fornito il primo marker obbiettivo del rischio di conversione in cataplessia: l’abbassamento della temperatura corporea, similmente a quanto avviene nel sonno REM dove cala in media di un grado circa.

Secondo quanto riferito in un articolo apparso sulla rivista “Science Translational Medicine”, in una coorte di pazienti con narcolessia monitorati per tre giorni in condizioni di vita quotidiana, gli autori hanno osservato che una riduzione della temperatura cutanea e un aumento del gradiente distale-prossimale precedono sistematicamente l’insorgenza degli episodi cataplettici. Questo dato è stato replicato nel modello murino di narcolessia da knockout dell’ipocretina (Hcrt-KO), rafforzando la rilevanza biologica del fenomeno.
Attraverso manipolazioni sperimentali della temperatura cutanea nei topi Hcrt-KO, lo studio dimostra un possibile rapporto causale: il raffreddamento cutaneo favorisce la cataplessia, mentre il riscaldamento promuove l’espressione del sonno REM. Le registrazioni mediante fiber photometry mostrano che, a temperatura ambientale costante, sia il sonno REM sia la cataplessia si associano a un aumento dell’attività dei neuroni MCH; tuttavia, il raffreddamento cutaneo riduce selettivamente la dinamica di attivazione dei neuroni MCH durante la cataplessia.

L’elegante utilizzo di tecniche optogenetiche e chemiogenetiche chiarisce ulteriormente il ruolo funzionale di questo sistema: l’inibizione dei neuroni MCH facilita la cataplessia, mentre la loro attivazione spinge il network verso il sonno REM. Analisi anatomiche con cFos e tracciamento retrogrado hanno infine identificato input monosinatpici verso i neuroni MCH provenienti da nuclei chiave della termoregolazione, come il nucleo preottico mediano, l’ipotalamo dorsomediale e il nucleo parabrachiale.

Nel complesso, questo studio propone un modello innovativo in cui la dinamica termica periferica e la sensibilità termica dei neuroni MCH ipotalamici contribuiscono a dissociare cataplessia e sonno REM, due stati apparentemente simili ma fisiologicamente distinti. Le implicazioni cliniche sono rilevanti: la modulazione della temperatura cutanea potrebbe rappresentare un nuovo bersaglio non farmacologico per il controllo della cataplessia, e i neuroni MCH emergono come potenziali target terapeutici in una prospettiva traslazionale.

Cesare Peccarisi

Responsabile della Comunicazione Scientifica della Società Italiana di Neurologia