
Emicrania, impatto clinico ed economico nel nostro Paese
Qual è l’impatto clinico, demografico ed economico dell’emicrania sulla pratica clinica di real world nel nostro Paese? Alla domanda ha cercato di rispondere un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Global & Regional Health Technology Assessment” da Simona Guerzoni, dell’AOU Policlinico di Modena, e colleghi.
Si tratta di un’analisi osservazionale retrospettiva, basata su un’ampia base di dati amministrativi italiani, del profilo clinico e del carico economico dei pazienti adulti con emicrania assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), includendo 185.737 soggetti con almeno 12 mesi di osservazione prima e dopo l’identificazione della patologia. La popolazione risultava prevalentemente femminile (72,1%), con un’età media di circa 47 anni; la maggior parte dei pazienti non presentava comorbilità rilevanti secondo il Charlson Comorbidity Index, sebbene fossero frequenti condizioni metaboliche, respiratorie e psichiatriche, con un profilo complessivamente più complesso negli uomini.
Dal punto di vista economico, nei 12 mesi precedenti la data-indice il costo medio annuo per paziente era pari a 898 euro, mentre nel primo anno successivo aumentava a 1.179 euro, evidenziando un incremento del burden dopo la diagnosi. In entrambi i periodi, la componente principale di spesa era rappresentata dai farmaci (circa il 41-43% del totale), seguita dalle ospedalizzazioni e dai servizi ambulatoriali. Questo incremento post-diagnosi è stato interpretato come verosimilmente correlato all’avvio di percorsi terapeutici specifici per la gestione dell’emicrania.
Il peso dei costi prima della diagnosi
Particolarmente rilevante è l’analisi esplorativa dei costi sostenuti negli anni precedenti alla diagnosi formale. I costi potenzialmente correlati all’emicrania – legati a ricoveri e prestazioni ambulatoriali compatibili con un percorso diagnostico frammentato o con diagnosi alternative – risultavano sistematicamente molto più elevati rispetto ai costi direttamente attribuibili all’emicrania. Nei 12 mesi precedenti la diagnosi, i costi di ospedalizzazione potenzialmente correlati erano circa nove volte superiori a quelli specifici, mentre per i servizi ambulatoriali il rapporto era di circa otto a uno; tali differenze aumentavano ulteriormente negli orizzonti temporali a 36 e 60 mesi. Anche nelle analisi di sensibilità, ipotizzando che solo una quota dei costi “potenzialmente correlati” fosse effettivamente attribuibile all’emicrania, il carico economico rimaneva sensibilmente superiore rispetto ai soli costi specifici.
Nel complesso, i risultati suggeriscono che l’emicrania comporta un impatto economico significativo già prima della diagnosi formale, indicando la possibile presenza di un ritardo diagnostico e di percorsi assistenziali non ottimali. L’aumento dei costi dopo l’identificazione della patologia riflette l’avvio della gestione terapeutica, ma il peso consistente dei costi prediagnostici lascia intravedere ampi margini di miglioramento attraverso un riconoscimento più tempestivo e una presa in carico più appropriata e personalizzata, anche in un’ottica di medicina di genere.


