Skip to content
emicrania-cefalea-donna

Emicrania, uno studio mette in discussione il CGRP plasmatico come biomarcatore affidabile

Contrariamente a una convinzione radicata da oltre trent’anni nella ricerca sull’emicrania, i livelli plasmatici di peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP) non risultano aumentati nei pazienti emicranici. Al contrario, uno studio osservazionale di ampie dimensioni pubblicato su “Neurology” mostra concentrazioni significativamente più basse rispetto ai controlli sani, senza differenze tra le principali forme cliniche della malattia. Un risultato che ridimensiona il potenziale del CGRP plasmatico come biomarcatore di attività di malattia.

L’analisi, condotta nell’ambito del registro danese REFORM, ha incluso 588 pazienti con emicrania e 147 controlli sani appaiati per età, sesso, indice di massa corporea e durata di conservazione dei campioni. L’età media era di 43,1 anni nei pazienti e di 41,5 anni nei controlli; le donne rappresentavano rispettivamente l’88,8% e l’85,7% dei partecipanti.

L’endpoint principale era il confronto delle concentrazioni plasmatiche di CGRP. I risultati hanno evidenziato valori mediani significativamente inferiori nei soggetti con emicrania rispetto ai controlli sani: 125 pmol/L (intervallo interquartile 68–173) contro 151 pmol/L (118–199) (p<0,001).

Nessuna differenza significativa fra i sottogruppi clinici

L’assenza di differenze significative tra i sottogruppi clinici rappresenta uno degli aspetti più rilevanti dello studio. I livelli di CGRP sono risultati sovrapponibili nei pazienti con emicrania cronica e episodica (128 vs. 118 pmol/L), nell’emicrania con aura e senza aura (125 vs 124 pmol/L), nei soggetti valutati durante un attacco rispetto a quelli esaminati in fase intercritica (116 vs. 133 pmol/L; p= 0,092) e nei pazienti in trattamento preventivo rispetto a quelli non trattati (125 vs. 124 pmol/L). In tutti i casi, le concentrazioni plasmatiche sono rimaste significativamente inferiori rispetto ai controlli sani.

Anche le analisi di sensibilità condotte nei soli partecipanti liberi da cefalea al momento del prelievo hanno confermato il quadro generale. Inoltre, nessuna delle principali variabili cliniche considerate nei modelli multivariati – tra cui forma cronica, presenza di aura, stato ictale, uso di triptani o trattamento preventivo – si è associata in modo indipendente ai livelli plasmatici di CGRP.

Secondo gli autori, questi risultati mettono in discussione l’assunto secondo cui l’emicrania sia caratterizzata da un aumento sistemico del CGRP circolante. Pur rimanendo un bersaglio terapeutico fondamentale, come dimostrato dall’efficacia degli anticorpi monoclonali e dei gepanti, il CGRP plasmatico sembra avere una limitata utilità come biomarcatore diagnostico, prognostico o di monitoraggio terapeutico.

Lo studio, che rappresenta la più ampia analisi controllata finora realizzata sul tema, suggerisce quindi la necessità di orientare la ricerca verso biomarcatori più strettamente correlati ai meccanismi fisiopatologici dell’emicrania e verso approcci integrati capaci di coglierne la complessità biologica.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico