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Dolore cronico, gli stimolatori midollari non riducono l’uso di oppioidi

Secondo un nuovo studio di efficacia comparativa pubblicato su “JAMA Neurology”,  l’uso di stimolatori midollari (SCS) nell’ambito del dolore cronico non è in grado di ridurre il consumo di oppioidi; inoltre, è gravato da un tasso di complicanze relativamente elevato ed è associato a costi più elevati rispetto alla gestione medica convenzionale.

Lo studio su soggetti che hanno utilizzato stimolatori midollari

Sanket Dhruva e colleghi dell’Università della California a San Francisco hanno utilizzato i dati provenienti dall’Optum Labs Data Warehouse. Sono stati analizzati i dati di soggetti con dolore cronico sottoposti al posizionamento di SCS (N= 1419) tra il 2015 e il 2020, abbinati per propensity score in base a 65 variabili in un rapporto 1:5 con i pazienti che hanno ricevuto una gestione medica convenzionale, ottenendo coorti finali di 1260 e 6300 pazienti, rispettivamente.

La gestione medica convenzionale consisteva in farmaci, interventi chirurgici, ablazione a radiofrequenza, iniezioni di steroidi e terapia conservativa non farmacologica, come fisioterapia e agopuntura. Gli esiti di interesse erano l’efficacia sul dolore, la sicurezza e il costo.

L’età media dei pazienti nelle coorti di stimolazione midollare e di gestione medica convenzionale era di 64,3 (deviazione standard [SD], 11,9) e 61,9 (SD, 13,3) anni, rispettivamente, il 60,5% e il 60,8%, rispettivamente, erano donne. Il 72,5% e il 23,8% hanno riportato un intervento chirurgico alla schiena fallito; il 28,1% e il 69,4% soffrivano di dolore cronico e l’8,7% e il 5,6% di dolore regionale complesso.

Tra i pazienti abbinati, durante i primi 12 mesi, i pazienti trattati con SCS avevano probabilità più elevate di fare uso cronico di oppioidi (odds ratio aggiustato [aOR]: 1,14; IC al 95%: 1,01-1,29) rispetto ai pazienti trattati con gestione medica convenzionale, ma probabilità più basse di iniezioni epidurali e di corticosteroidi nelle faccette (aOR, 0,44; 95% CI, 0,39-0,51), ablazione con radiofrequenza (aOR, 0,57; IC al 95%: 0,44-0,72) e chirurgia spinale (aOR, 0,72; IC al 95%: 0,61-0,85).

Durante i mesi dal 13 al 24, non c’è stata alcuna differenza significativa nell’uso di oppioidi cronici (aOR, 1,06; IC al 95%: 0,94-1,20), iniezioni epidurali e di corticosteroidi nelle faccette articolari (aOR: 1,00; IC al 95%: 0,87-1,14), ablazione con radiofrequenza (aOR,: 0,84; IC al 95%: 0,66-1,09), o interventi chirurgici alla colonna vertebrale (aOR: 0,91; IC al 95%: 0,75-1,09) con l’uso di SCS rispetto alla gestione medica convenzionale.

Complessivamente, 226 dei 1260 pazienti (17,9%) trattati con SCS hanno avuto complicazioni correlate alla metodica entro anni e 279 dei 1260 pazienti (22,1%) hanno subito revisioni e/o rimozioni del dispositivo, non sempre per complicazioni. I costi totali dell’assistenza nel primo anno sono stati superiori di 39.000 dollari con la SCS rispetto alla gestione medica e simili tra SCS e gestione medica nel secondo anno.

aggiornato il 24/01/2023 da Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.