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Atrofia cerebrale accelerata nei pazienti con sclerosi multipla

I pazienti con sclerosi multipla recidivante (SMR) e progressione della disabilità indipendente dall’attività di ricaduta (PIRA) presentano un’atrofia cerebrale accelerata, soprattutto nella corteccia cerebrale. Lo rivela una nuova ricerca pubblicata su “JAMA Neurology” da Alessandro Cagol, dell’Università di Basilea, in Svizzera, e colleghi. Si tratta di uno studio osservazionale di coorte, longitudinale, con follow-up mediano di 3,2 anni, i cui dati sono stati acquisiti da gennaio 2012 a settembre 2019 in un consorzio di ospedali terziari universitari e non universitari di riferimento.

I criteri di arruolamento prevedevano un regolare follow-up clinico e almeno due scansioni di risonanza magnetica (RM) cerebrale adatte all’analisi volumetrica. I dati sono stati analizzati tra gennaio 2020 e marzo 2021. In base all’evoluzione clinica durante l’intera osservazione, i pazienti sono stati classificati come quelli che presentavano:

  1. solo attività di ricaduta
  2. solo episodi di PIRA
  3. attività mista
  4. stabilità clinica.

Sono state incluse 1904 scansioni di risonanza magnetica cerebrale di 516 pazienti con SMR (per il 67,4% donne; età media di 41,4 anni; punteggio mediano della Expanded Disability Status Scale: 2,0). Sono state escluse le scansioni con qualità insufficiente (N =19). L’attività infiammatoria radiologica è risultata associata a un aumento dei tassi di atrofia in diverse regioni cerebrali, mentre l’aumento del tasso di ricaduta annuale è stato collegato a un’accelerata perdita di volume della materia grigia (GM) profonda.

Rispetto ai pazienti clinicamente stabili, i pazienti con PIRA presentavano un tasso maggiore di perdita di volume cerebrale, misurata un termini di differenza media nella variazione percentuale annuale (MD-APC, -0,36; p =0,02), causato principalmente dalla perdita di GM nella corteccia cerebrale. I pazienti recidivanti hanno presentato una maggiore atrofia dell’intero cervello (MD-APC, -0,18; p =0,04) rispetto ai pazienti clinicamente stabili, con una perdita di GM accelerata sia nella corteccia cerebrale sia nellA GM profonda. Non sono state misurate differenze nei tassi di atrofia cerebrale tra i pazienti con PIRA e quelli che presentavano attività di ricaduta.

Secondo le conclusioni degli autori, i dati di questo nuovo studio indicano la necessità di riconoscere le manifestazioni insidiose della PIRA nella pratica clinica e di valutare ulteriormente le strategie di trattamento per i pazienti con PIRA negli studi clinici.

aggiornato il 31/05/2022 da Alessandro Visca

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico