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sclerosi multipla

SMSP non recidivante: tolebrutinib verso l’approvazione europea

Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’EMA ha dato parere positivo per tolebrutinib farmaco sviluppato da Sanofi, nella sclerosi multipla secondariamente progressiva (SMSP) senza recidive. La decisione segna un passaggio rilevante in un’area terapeutica storicamente priva di opzioni: per la prima volta, un inibitore della BTK mostra un effetto significativo nel ritardare la progressione della disabilità in questa fase di malattia.

La raccomandazione si basa sui risultati dello studio di fase 3 HERCULES, condotto in pazienti con SPMS non recidivante, una popolazione caratterizzata da un progressivo accumulo di disabilità indipendente dall’attività infiammatoria acuta. In questo contesto, tolebrutinib ha dimostrato di ritardare in modo significativo l’insorgenza della progressione della disabilità, intervenendo su uno dei bisogni clinici più rilevanti e ancora largamente insoddisfatti.

La SMSP rappresenta infatti una fase particolarmente complessa della sclerosi multipla, in cui i pazienti sperimentano un deterioramento continuo delle funzioni neurologiche, con manifestazioni quali fatigue, deficit cognitivi e difficoltà motorie che compromettono progressivamente l’autonomia. In assenza di ricadute evidenti, il controllo della malattia si concentra inevitabilmente sulla capacità di rallentare la neurodegenerazione.

In questo scenario si inserisce il razionale farmacologico di tolebrutinib, inibitore orale della tirosin-chinasi di Bruton progettato per attraversare la barriera emato-encefalica e agire sulla cosiddetta “neuroinfiammazione smoldering”, ritenuta un driver chiave della progressione nella SM. Il farmaco mira quindi direttamente ai meccanismi patogenetici alla base dell’accumulo di disabilità, andando oltre il tradizionale controllo dell’infiammazione periferica.

Il programma clinico complessivo include anche gli studi GEMINI 1 e 2 nella sclerosi multipla recidivante, che forniscono dati di supporto e contribuiscono a delineare un profilo di efficacia e sicurezza coerente lungo le diverse forme di malattia. I risultati sono stati presentati in contesti scientifici di rilievo internazionale e pubblicati su riviste peer-reviewed, rafforzando la solidità delle evidenze.

Sul fronte della sicurezza, il profilo emerso appare complessivamente coerente nei diversi studi, con infezioni respiratorie e COVID-19 tra gli eventi avversi più comuni. Resta tuttavia centrale il tema della tossicità epatica: aumenti significativi degli enzimi epatici e il rischio di danno epatico indotto da farmaci (DILI) richiedono un monitoraggio rigoroso e una gestione tempestiva, elementi che saranno determinanti nella pratica clinica qualora il farmaco venga approvato.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico