
SM, l’esposizione professionale a polveri industriali aumenta il rischio
L’esposizione occupazionale a polveri industriali potrebbe rappresentare un fattore di rischio per la sclerosi multipla (SM), soprattutto quando si associa al fumo di sigaretta e alla predisposizione genetica. È quanto emerge da un ampio studio caso-controllo svedese pubblicato su “Neurology”, che documenta un aumento del rischio di SM nei lavoratori esposti e un marcato effetto sinergico con il principale allele di suscettibilità genetica noto per la malattia.
Negli ultimi anni diversi studi hanno suggerito che fattori ambientali che agiscono a livello polmonare, come il fumo di sigaretta o l’esposizione a solventi organici, possano contribuire alla patogenesi della SM, probabilmente modulando risposte immunitarie periferiche. In questo contesto si inserisce il lavoro guidato da Lars Alfredsson, dell’Institute of Environmental Medicine del Karolinska Institutet di Stoccolma, che ha analizzato il possibile ruolo dell’esposizione professionale a polveri industriali.
L’analisi si basa su uno studio caso-controllo di popolazione condotto in Svezia tra il 2005 e il 2015. I ricercatori hanno identificato pazienti con diagnosi incidente di SM, di età compresa tra 16 e 70 anni, reclutati consecutivamente da neurologi in 40 cliniche del Paese. La diagnosi era confermata secondo i criteri di McDonald. I controlli senza SM sono stati selezionati dal registro nazionale della popolazione e abbinati per età, sesso e area di residenza.
Il campione finale comprendeva 2.070 pazienti con SM e 2.899 controlli. L’età media all’inclusione era di circa 34–35 anni e la maggioranza dei partecipanti era costituita da donne, riflettendo la nota distribuzione epidemiologica della malattia.
Ogni anno aggiuntivo di esposizione alle polveri aumenta il rischio
I risultati mostrano che l’esposizione a polveri industriali è associata a un aumento del rischio di SM, con un odds ratio pari a 1,30 rispetto ai soggetti non esposti. Inoltre, è stata osservata una relazione dose-risposta: ogni anno aggiuntivo di esposizione comportava un incremento del rischio (OR 1,03 per anno).
Particolarmente rilevante è l’interazione tra fattori ambientali e genetici. L’analisi ha evidenziato un’interazione additiva significativa tra esposizione a polveri e fumo di sigaretta, così come tra esposizione e presenza dell’allele HLA-DRB1*15:01, il principale fattore genetico di suscettibilità per la SM. L’effetto combinato è risultato molto marcato: i soggetti che fumavano, erano esposti a polveri industriali e portavano l’allele HLA-DRB1*15:01 presentavano un rischio circa undici volte superiore rispetto a chi non aveva nessuno di questi fattori.
L’interazione tra ambiente, sistema immunitario e predisposizione genetica
Secondo gli autori, questi dati rafforzano l’ipotesi che l’interazione tra ambiente, sistema immunitario e predisposizione genetica giochi un ruolo centrale nella patogenesi della SM. Le vie respiratorie potrebbero rappresentare un sito chiave di attivazione immunologica, dove irritanti inalatori come fumo e polveri inducono risposte infiammatorie in grado di favorire l’autoimmunità nel sistema nervoso centrale in individui geneticamente suscettibili.
Lo studio presenta alcune limitazioni, tra cui l’utilizzo di storie occupazionali auto-riportate, che possono introdurre bias di memoria, e la possibilità di fattori confondenti residui. Tuttavia, la dimensione del campione e il disegno di popolazione rafforzano la solidità delle osservazioni.
Nel complesso, i risultati suggeriscono che l’esposizione a polveri industriali possa rappresentare un fattore di rischio modificabile per la SM, soprattutto in presenza di altri determinanti ambientali e genetici. Se confermati, questi dati potrebbero avere implicazioni rilevanti anche sul piano della prevenzione occupazionale, evidenziando la necessità di una maggiore attenzione alla protezione respiratoria nei contesti lavorativi a rischio.

