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Una stadiazione della beta-amiloide per l’Alzheimer

È stata validata su circa 2.000 scansioni PET di 741 soggetti

Un sistema di stadiazione dell’accumulo di beta-amiloide può essere utile per monitorare i pazienti nel decorso della malattia di Alzheimer, secondo uno studio pubblicato online su “JAMA Neurology” da Niklas Mattsson, dell’Università di Lund in Svezia, e colleghi, in occasione dell’annuale Alzheimer’s Association International Conference, tenutasi recentemente a Los Angeles, negli Stati Uniti.

Gli autori hanno realizzato il sistema sulla base di scansioni di tomografia a emissione di positroni (PET) di 741 soggetti, 304 dei quali senza compromissione cognitiva, 384 con lieve deterioramento cognitivo e 53 con demenza da Alzheimer. Le regioni di accumulo precoce, intermedio e tardivo di beta-amiloide sono state determinate utilizzando i dati di esami con florbetapir marcato con fluoro 18 e dosaggio del peptide Aβ42 nel liquor cerebrospinale.

Dall’analisi dei dati, i ricercatori hanno scoperto che il 98,4 % delle 2.072 scansioni PET mostrava inequivocabilmente segni di progressione della malattia coerenti con il sistema di stadiazione.

I partecipanti allo stadio 0 al basale avevano una probabilità del 14,7% di progredire verso uno stadio superiore (71,4 e 53,1% per gli stadi 1 e 2, rispettivamente); lo 0,9% è tornato a uno stadio inferiore. Anche dopo aggiustamento per la diagnosi clinica, gli stadi più elevati erano correlati con concentrazioni di Aβ42 del liquido cerebrospinale più basse, e concentrazioni di P-tau e T-tau più elevate, e con un’accelerazione del declino cognitivo e dell’atrofia. Inoltre, i risultati chiave sono stati replicati in una seconda coorte di 474 pazienti.

Infine, dall’analisi del trascrittoma basata sull’Allen Human Brain Atlas, è emerso che le regioni cerebrali nei diversi stadi differivano per i profili di espressione genica.

Secondo gli autori, quello descritto è un sistema di stadiazione basato sulla misurazione della beta-amiloide tramite PET che può essere utile per la diagnosi precoce, lo sviluppo di farmaci e lo studio dei meccanismi eziopatogenetici della malattia.

Ultimo aggiornamento il 29 Luglio 2019 di Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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