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Stroke e trombectomia: l’estubazione precoce non migliora gli esiti a 90 giorni

L’estubazione precoce dopo trombectomia endovascolare in anestesia generale non si associa a un miglioramento dell’indipendenza funzionale a 90 giorni rispetto a una strategia ritardata. È quanto emerge da un trial randomizzato illustrato sulle pagine di “JAMA Neurology” in un articolo firmato da Manuel Taboada, dell’Ospedale di Santiago, in Spagna, e colleghi.

Lo studio, condotto tra aprile 2023 e giugno 2025 in un singolo centro accademico, ha valutato 174 pazienti con ictus ischemico acuto da occlusione dei grossi vasi del circolo anteriore, tutti sottoposti con successo a trombectomia in anestesia generale. I partecipanti sono stati randomizzati in rapporto 1:1 a estubazione precoce (entro 6 ore) oppure ritardata (tra 6 e 12 ore). La coorte presenta caratteristiche tipiche della popolazione stroke: età mediana di 76 anni (IQR 69–86), con una prevalenza femminile (56,3%).

Il risultato principale non mostra differenze clinicamente né statisticamente significative. L’indipendenza funzionale a 90 giorni (mRS 0-2) è stata raggiunta nel 47,7% dei pazienti nel gruppo a estubazione precoce (41 su 86) e nel 45,9% nel gruppo a estubazione ritardata (39 su 85), con un risk ratio di 1,04 (IC al 95% 0,76-1,43). Anche l’analisi ordinale della distribuzione dei punteggi mRS non evidenzia vantaggi per una delle due strategie (generalized odds ratio 0,93; IC al 95%: 0,66-1,31).

Gli endpoint secondari confermano un quadro sostanzialmente neutro. La durata della degenza ospedaliera è risultata identica in termini mediani: 6 giorni nel gruppo precoce (IQR 3-9,5) e 6 giorni nel gruppo ritardato (IQR 4-10), con una differenza mediana pari a 0,0 giorni (IC 95%: da -1,81 a 1,81). Anche la mortalità a 90 giorni è sovrapponibile: 23,3% nel gruppo precoce (20/86) contro 22,4% nel gruppo ritardato (19/85), con un risk ratio di 1,04 (IC 95%: 0,60-1,81).

Per quanto riguarda le complicanze, la polmonite si è verificata nel 21,8% dei pazienti sottoposti a estubazione precoce (19 casi) rispetto al 29,9% del gruppo ritardato (26 casi), con un risk ratio di 0,73 (IC al 95%: 0,44-1,22), suggerendo una possibile ma non significativa riduzione. Al contrario, la reintubazione è stata osservata più frequentemente nel gruppo precoce (4,6% vs. 2,3%; RR: 2,00; IC al 95%: 0,37-10,9), anche in questo caso senza significatività statistica e con ampi intervalli di confidenza.

Nel complesso, i dati indicano che, entro una finestra temporale di 12 ore dalla procedura, il timing dell’estubazione non influenza in modo sostanziale né il recupero funzionale né gli altri esiti clinici rilevanti. Di conseguenza, in assenza di evidenze a favore di una strategia standardizzata, la decisione deve essere guidata da una valutazione clinica individuale, integrando stato neurologico, stabilità respiratoria e contesto peri-procedurale.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico