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Sinergia di ALC e PEA nella gestione del dolore neuropatico: evidenze emergenti tra neuropatie periferiche e fibromialgia

Dati clinici suggeriscono un ruolo dell’associazione acetil-L-carnitina e palmitoiletanolamide come supporto alla terapia multimodale

Le neuropatie periferiche sono un gruppo eterogeneo di disturbi a eziologia multifattoriale, poiché possono sottendere varie cause genetiche, metaboliche, autoimmuni, infettive, tossiche e traumatiche [1]. In quest’ambito, l’associazione tra acetil-L-carnitina (ALC) e palmitoiletanolamide (PEA) si mostra di utile applicazione.

Nel caso delle neuropatie secondarie a malattie reumatiche documentate con elettromiografia, un recente studio mostra che l’aggiunta della combinazione PEA+ALC alla terapia standard si associa a un miglioramento significativo del dolore, valutato tramite la scala Visual Analogue Scale (VAS), in sciatalgia, sindrome del tunnel carpale e neuropatia periferica degli arti inferiori rispetto alla sola terapia standard [2]. Nello stesso studio migliorano anche scores specifici funzionali di malattia – come il Low Back Pain Impact Questionnaire (LBP-IQ), il Cochin Hand Functional Disability (CHFD) e Neuropathic Pain Questionnaire (NPQ) – elemento, questo, che rafforza l’idea di un effetto non limitato alla sola percezione dolorosa ma esteso all’impatto funzionale del disturbo neuropatico [2]. Per l’attività clinica, ne deriva che l’identificazione del tipo di dolore resta decisiva, perché la risposta al trattamento appare legata ad un inquadramento clinico accurato e ad un approccio multimodale [2].

Nei lavori dedicati alla fibromialgia, emerge come l’integrazione di ALC e PEA possa potenziare l’efficacia della terapia standard nella gestione del dolore e dei sintomi della fibromialgia [3]. In un recente trial randomizzato, l’aggiunta di ALC 500 mg bid e PEA 600 mg bid a duloxetina e pregabalin dopo una fase di stabilizzazione terapeutica determina a 24 settimane un ulteriore miglioramento del Widespread Pain Index (WPI), del Fibromyalgia Impact Questionnaire (FIQR) e del Fibromyalgia Assessment Status (FASmod) rispetto al mantenimento della sola combinazione farmacologica [3]. Più nello specifico, una riduzione clinicamente significativa del dolore (≥30% del WPI) è stata ottenuta nel 54,8% dei pazienti nel gruppo con PEA+ALC rispetto al 29,4% del gruppo trattato con sola terapia farmacologica. Il trattamento combinato è risultato generalmente ben tollerato e non sono stati registrati eventi avversi gravi [3].

Lo stesso gruppo di ricerca ha poi condotto uno studio osservazionale a lungo termine, coinvolgendo 77 pazienti con fibromialgia provenienti dal registro italiano della malattia, valutati al basale, dopo 12 mesi e dopo 24 mesi tramite diversi questionari validati sulla severità della patologia e sull’impatto dei sintomi [4]. Nel complesso, i risultati hanno mostrato una riduzione significativa dei punteggi di gravità della malattia, in particolare negli indici FIQR, FASmod e PolySymptomatic Distress Scale (PSD) nel corso del follow-up. In particolare, circa il 28,6% dei pazienti ha mostrato un miglioramento clinicamente significativo, il 20,8% un miglioramento lieve o moderato [4]. Da rilevare il dato che la magnification del dolore misurata con la Pain Catastrophizing Scale (catastrofizzazione del dolore) emerge come principale predittore di peggiore risposta [4]. Questa variabile psicologica rappresenta una tendenza ad amplificare cognitivamente l’esperienza dolorosa ed è risultata l’unica variabile significativamente associata ad una maggiore severità della malattia nel lungo periodo. Ciò sembra suggerire che, nei pazienti con fibromialgia, la selezione dei candidati non dovrebbe basarsi soltanto sull’intensità del dolore ma anche sui fattori cognitivi e di amplificazione del sintomo, che possono condizionare l’esito a lungo termine [4].

Un sottogruppo di particolare interesse neurologico è quello dei pazienti fibromialgici con segni clinici suggestivi di neuropatia delle piccole fibre (SFN) [5]. Un recente studio ha valutato retrospettivamente l’efficacia dell’associazione ALC+PEA oltre alla terapia standard in questa popolazione, facendo un confronto con un gruppo di controllo trattato solo con terapia standard. I risultati hanno mostrato che il gruppo trattato con ALC e PEA ha ottenuto una riduzione significativa dei punteggi FIQR, con un miglioramento mediano di -19 punti (p< 0,001). Al contrario, nel gruppo trattato con sola terapia standard non è stato osservato un cambiamento significativo dei punteggi. La riduzione osservata ha superato la minimal clinically important difference (MCID) del FIQR, indicando che il miglioramento è rilevante anche dal punto di vista clinico per i pazienti.

Un altro campo di possibile applicazione della combinazione ALC+PEA è nel trattamento del dolore lombare acuto post-traumatico con componente neuropatica. Uno studio osservazionale monocentrico longitudinale a singolo braccio ha coinvolto 48 pazienti trattati per 8 settimane con una formulazione contenente 1000 mg di ALC, 1200 mg di PEA, 600 mg di acido alfa-lipoico (ALA), 200 mg di B. serrata, 24 mg di vitamina E e 2,8 mg di vitamina B6. I pazienti non ricevono altre terapie standard, se non FANS o paracetamolo o cortisonici orali al bisogno. I risultati hanno mostrato una riduzione significativa del dolore neuropatico e generale, con diminuzione dei punteggi Neuropathic Pain Scale (NPS; da 36,8 ± 8,3 a 33,3 ± 4,7) e VAS (da 5,4 ± 1,2 a 3,3 ± 0,9) dopo 8 settimane di trattamento, indicando un miglioramento clinicamente rilevante del dolore percepito. Tra gli endpoints secondari, è stato valutato il consumo di FANS (incluso paracetamolo) e/o corticosteroidi sistemici come terapia al bisogno, inteso come dosi unitarie alla settimana. Si è osservata una riduzione significativa del consumo di FANS, che è diminuito da circa 11,4 a 5,9 somministrazioni settimanali. L’analisi dei questionari SF-36 ha inoltre mostrato miglioramenti significativi in diversi domini della salute fisica e della percezione generale di salute [1].
Nei pazienti con sintomi iniziali più severi, i benefici del trattamento sono risultati ancora più marcati, con miglioramenti evidenti già dopo quattro settimane. Gli eventi avversi sono stati pochi e generalmente lievi, confermando una buona tollerabilità del trattamento [1].
Gli autori concludono che la combinazione di ALC e PEA potrebbe rappresentare un’opzione terapeutica utile nel trattamento del dolore neuropatico lombare acuto e nel ridurre il ricorso ai farmaci analgesici tradizionali [1].

Bibliografia

  1. Cominacini M, Valenti MT, Braggio M, et al. Unlocking Relief: Investigating the Impact of a Fixed Combination of Acetyl-L-Carnitine and Palmitoylethanolamide on Traumatic Acute Low Back Pain. Eur J Neurol. 2025;32:e70334
  2. Parisi S, Ditto MC, Borrelli R, Fusaro E. Efficacy of a fixed combination of palmitoylethanolamide and acetyl-l-carnitine (PEA+ALC FC) in the treatment of neuropathies secondary to rheumatic diseases. Minerva Med. 2021;112:492-499
  3. Salaffi F, Farah S, Sarzi-Puttini P, Di Carlo M. Palmitoylethanolamide and acetyl-L-carnitine act synergistically with duloxetine and pregabalin in fibromyalgia: results of a randomised controlled study. Clin Exp Rheumatol. 2023;41:1323-1331
  4. Salaffi F, Lommano MG, Bianchi B, et al. Trajectory of Change in the Severity of Symptoms in Patients with Fibromyalgia over 24 Months: Exploratory Analyses of a Combination Pharmacological Intervention. J Pers Med. 2024;14:689
  5. Bentivenga C, Cicero AFG, Fogacci F, et al. Retrospective Evaluation of L-Acetyl Carnitine and Palmitoylethanolamide as Add-On Therapy in Patients with Fibromyalgia and Small Fiber Neuropathy. Pharmaceutics. 2025;17:1004

 

Redazione

articolo a cura della redazione