Skip to content
inquinamento-aria

Inquinamento atmosferico e malattia del motoneurone: rischio e prognosi

Negli ultimi anni, il ruolo dei fattori ambientali nella patogenesi delle malattie neurodegenerative ha ricevuto crescente attenzione. Tra questi, l’esposizione cronica all’inquinamento atmosferico è stata associata a un aumento del rischio di diverse condizioni neurologiche, ma le evidenze relative alla malattia del motoneurone (MND) sono rimaste finora limitate, soprattutto per quanto riguarda la progressione clinica dopo la diagnosi.

Un ampio studio caso-controllo annidato, basato su registri sanitari nazionali svedesi e apparso su “JAMA Neurology” a prima firma di Jing Wu, del Karolinska Institut di Stoccolma, in Svezia, ha recentemente valutato in modo sistematico l’associazione tra esposizione a lungo termine agli inquinanti atmosferici e rischio, mortalità e velocità di progressione della MND. Lo studio ha incluso 1463 pazienti con nuova diagnosi di MND tra il 2015 e il 2023, confrontati con 7310 controlli di popolazione appaiati per età e sesso e con 1768 fratelli non affetti, consentendo un controllo parziale dei fattori genetici e familiari condivisi.

L’esposizione è stata stimata attraverso modelli spazio-temporali ad alta risoluzione, basati sugli indirizzi di residenza, considerando particolato fine e grossolano (PM2.5, PM10, PM2,5-10) e biossido di azoto (NO₂). I risultati mostrano che un’esposizione più elevata e prolungata agli inquinanti è associata a un aumento significativo del rischio di MND, con odds ratio compresi tra 1,20 e 1,30 per incremento interquartile delle concentrazioni medie decennali. Tali associazioni risultano consistenti anche in un contesto di livelli di inquinamento relativamente bassi, come quelli tipici della Svezia.

Inquinamento rilevante anche per la prognosi

Oltre al rischio di insorgenza, lo studio fornisce dati rilevanti sulla prognosi. Nei pazienti già diagnosticati, livelli più elevati di PM10 e NO₂ sono risultati associati a una maggiore mortalità o a un più rapido ricorso alla ventilazione invasiva. Inoltre, l’esposizione a tutte le frazioni di particolato si associa a una progressione funzionale più rapida, misurata tramite il declino dell’ALS Functional Rating Scale–Revised (ALSFRS-R), con particolare coinvolgimento delle funzioni motorie e respiratorie.

Dal punto di vista neurologico, questi risultati rafforzano l’ipotesi che l’inquinamento atmosferico non sia solo un fattore di rischio per lo sviluppo della MND, ma possa anche modulare l’aggressività della malattia dopo l’esordio clinico, potenzialmente attraverso meccanismi di neuroinfiammazione cronica, stress ossidativo e disfunzione vascolare.

In conclusione, questo studio suggerisce che l’esposizione cronica all’inquinamento atmosferico rappresenti un fattore ambientale rilevante sia per l’eziologia sia per la prognosi della MND. Le implicazioni sono rilevanti non solo per la ricerca eziopatogenetica, ma anche per la sanità pubblica e per una visione più ampia della presa in carico del paziente, che includa i determinanti ambientali come possibili modificatori del decorso di malattia.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico