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Uso di terapie modificanti la malattia in pazienti con SM a esordio tardivo

Uno studio apparso sulla rivista “Neurology” a prima firma di Camille Robin, dell’Ospedale Universitario di Rennes, in Francia, dimostra un effetto positivo delle terapie modificanti la malattia (DMT) sull’attività di malattia nei pazienti con sclerosi multipla a esordio tardivo (LOMS), ma senza un impatto significativo sulla progressione della disabilità.

Sono stati inclusi nell’analisi pazienti con SM recidivante-remittente con esordio di malattia dopo i 55 anni e con almeno una visita di follow-up. L’esito primario era il tempo alla prima ricaduta tra due gruppi appaiati di pazienti con LOMS (trattati e non ancora trattati). Gli esiti secondari erano i seguenti: (1) tempo alla prima progressione confermata della disabilità (CDP), (2) tempo al primo evento di progressione indipendente dall’attività di ricaduta (PIRA), (3) tempo alla progressione secondaria (SPMS), (4) tempo alla prima attività alla risonanza magnetica e (5) tassi di incidenza di infezioni gravi (IIR). Per le analisi comparative, è stato adottato un approccio per propensity score matching dipendente dal tempo.

Un totale di 881 pazienti soddisfaceva i criteri di inclusione. L’età media all’esordio era di 59,9 anni. Dopo aver applicato il propensity score matching, sono stati abbinati 436 pazienti. La durata media del follow-up è stata di 5,2 anni nel gruppo trattato e di 5,0 anni nel gruppo non ancora trattato. Il tempo medio (SD) alla prima ricaduta è stato significativamente più lungo nel gruppo trattato rispetto al gruppo non ancora trattato (7,0 anni [0,33] vs. 5,4 anni [0,33]; p= 0,001). Il tempo medio (SD) alla prima attività di risonanza magnetica era significativamente più lungo nel gruppo trattato (5,9 anni [0,33] vs. 5,0 anni [0,33]; p= 0,049).

Tuttavia, il tempo medio per CDP, PIRA o SPMS non era diverso tra i due gruppi (differenza = 0,32 anni; p= 0,585 per CDP; differenza= 0,40 anni; p= 0,442 per PIRA; differenza= -0,02 anni; p= 0,952 per la SPMS). Non è stato osservato alcun aumento delle IIR gravi, con un rapporto di incidenza di 0,38 (IC al 95%: 0,07-2,10, p= 0,265) nel gruppo mai trattato rispetto a quello trattato.

Come sottolineato dagli autori, le principali limitazioni sono risultate legate alla difficoltà di raccolta dei dati e agli squilibri basali tra i due gruppi.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico