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Sclerosi multipla, differenze di genere nei trattamenti

Uno studio su oltre 22.000 pazienti rivela un sottoutilizzo dei trattamenti modificanti la malattia nelle donne, legato non solo alla pianificazione familiare ma anche a fattori di inerzia terapeutica di genere

Le donne con sclerosi multipla (SM) sono significativamente meno esposte ai DMT (Disease modifying treatment) rispetto agli uomini. L’anticipazione della gravidanza è probabilmente un fattore importante alla base di questa differenza, ma anche l’inerzia terapeutica specifica del sesso. È quanto si legge in un articolo apparso su “Neurology” a prima firma di Antoine Gavoille, dell’Università di Lione, in Francia.

Gavoille e colleghi hanno condotto uno studio di coorte retrospettivo basato sui dati estratti nel giugno 2023 dall’Observatoire Français de la Sclérose en Plaques per tutti i pazienti con esordio di SM recidivante-remittente tra i 18 e i 40 anni.

L’esito primario era la probabilità annuale di ricevere un DMT, tenendo conto del sesso, della gravità della malattia e dei periodi di gravidanza/postpartum. Nell’analisi sono stati inclusi 22.657 pazienti con SM; 16.857 (74,4%) erano donne, l’età media (SD) all’esordio era di 29,0 (6,0) anni e la durata mediana (range interquartile) del follow-up era di 11,6 (6,6-17,3) anni.

Le donne avevano una probabilità significativamente inferiore di ricevere un DMT (odds ratio [OR]: 0,92; IC al 95%: 0,87-0,97) o un DMT ad alta efficacia (HEDMT) (OR: 0,80; IC al 95%: 0,74-0,86). Questa differenza si è manifestata 2 anni dopo l’esordio della malattia per i DMT e 1 anno per gli HEDMT e non è risultata significativa in funzione dell’età del paziente.

La teriflunomide, i modulatori del recettore della sfingosina-1-fosfato e gli anti-CD20 sono risultati significativamente sottoutilizzati nelle donne per tutto il periodo di disponibilità; gli interferoni β (IFN-β) e il natalizumab sono stati inizialmente meno utilizzati e poi ugualmente dopo qualche tempo; il glatiramer acetato e i fumarati sono stati dapprima utilizzati ugualmente, poi più frequentemente nelle donne. La percentuale di donne trattate, analizzata a partire dal primo parto di 5.268 donne, ha iniziato a diminuire 18 mesi prima del parto, passando dal 42,6% al 27,9% al momento stimato del concepimento.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico