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Prevedere il rischio di fibrillazione atriale in pazienti con TIA

Un nuovo studio danese ha individuato alcuni possibili biomarker

I pazienti con attacco ischemico transitorio (TIA) con alti valori di peptide natriuretico cerebrale (BNP) hanno più probabilità di avere fibrillazione atriale (FA), mentre altri biomarcatori sierici sono di limitato valore predittivo, secondo i risultati di uno studio pubblicato sul “Journal of Stroke and Cerebrovascular Diseases” da Kenneth Pedersen e colleghi dell’Ospedale universitario di Odense, in Danimarca. In questi pazienti, anche lo spessore del complesso medio intimale carotideo (CIMT) e il punteggio del calcio dell’arteria coronarica (CAC) sono risultati scarsi predittori di AF.

Gli autori sono partiti dalla constatazione che la FA è un importante fattore di rischio per il TIA, mentre scarseggiano i dati sui marcatori dell’aritmia cardiaca nei pazienti con TIA. Hanno perciò disegnato e condotto questo studio per valutare il valore predittivo di alcuni biomarcatori, compresi quelli dell’aterosclerosi subclinica, come il punteggio CAC e il CIMT; sono stati valutati anche i biomarcatori sierici, tra cui la troponina cardiaca I, la proteina C reattiva ad alta sensibilità, il BNP, la copeptina e la mid-regional proadrenomedulina.

La coorte comprendeva 114 soggetti (età media 66 anni, 49% di sesso maschile) con diagnosi di TIA e nessuna storia nota di FA. Al basale, i pazienti sono stati sottoposti a tomografia cardiaca computerizzata, ecografia dell’arteria carotidea e prelievo di sangue, e poi a uno screening sequenziale per la FA, che comprendeva un primo ECG, un monitoraggio Holter di 72 ore e infine un anno di monitoraggio continuo con un monitor cardiaco impiantabile.

Dai dati raccolti è emerso che, rispetto pazienti senza FA, i pazienti con FA avevano: età media più elevata (71,1 vs. 64,4 anni); più probabilità di avere una storia di TIA precedente (22,2% vs. 5,2%); maggiore presenza di placche carotidee (66,7% vs 37,9%); CIMT medio significativamente più alto (0,84 vs. 0,74 mm).

Quando i pazienti sono stati divisi in terzili, i biomarcatori non hanno avuto alcun valore predittivo, a eccezione del fatto che i pazienti con BNP nel terzile superiore (>68,95 pg/mL) avevano più probabilità (odds ratio 5,96) di avere FA rispetto ai pazienti con BNP nel terzile inferiore (<21,1 pg/mL). Il CIMT non è risultato essere un marker predittivo per la FA da un’analisi di regressione logistica multivariata.

Ultimo aggiornamento il 16 Aprile 2020 di Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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