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Meno sonno a onde lente correlato ai marker di Alzheimer

Il risultato apre la strada a un migliore monitoraggio della malattia

Le persone anziane che hanno meno sonno a onde lente hanno livelli più elevati di proteina tau nel cervello, un marker di danno cerebrale e malattia di Alzheimer. Lo indicano i dati emersi da uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Science Translational Medicine da Brendan P. Lucey e colleghi della Washington University School of Medicine a St. Louis, negli Stati Uniti.

Gli autori hanno analizzato dati riguardanti prestazioni cognitive, imaging cerebrale e biomarcatori del liquido cerebrospinale di 119 soggetto, di età maggiore di 60 anni, arruolati in uno studio longitudinale sull’invecchiamento. Oltre a ciò, gli studiosi hanno monitorato il sonno dei partecipanti per sei notti, utilizzando un dispositivo elettroencefalografico a singolo canale indossato sulla fronte.

Dopo aggiustamenti per variabili multiple come l’età e il sesso, i ricercatori hanno scoperto che l’attività ad onde lente del sonno non REM era inversamente correlata alla malattia di Alzheimer. Nello specifico, una riduzione di questa attività è risultata associata a livelli più elevati di proteina tau nel cervello e a un più elevato rapporto tau/amiloide nel liquido cerebrospinale. La correlazione, in particolare, era più evidente alle frequenze più basse.

“Con la crescente incidenza della malattia di Alzheimer in una popolazione anziana, i nostri risultati hanno potenziali applicazioni sia per gli studi clinici sia per lo screening di pazienti con questo disturbo, perché consentirebbe di monitorare in modo non invasivo la progressione della patologia”, scrivono gli autori. “Per esempio, la misurazione periodica dell’attività a onde lente, in combinazione con altri biomarcatori, consente di valutare il rischio di malattia o la risposta al trattamento”.

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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