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Malattia di Alzheimer, l’influenza genetica va oltre i parenti prossimi

La malattia di Alzheimer ha una notevole componente di familiarità. Lo rivela un articolo pubblicato sulla rivista Neurology da Lisa Cannon-Albright e colleghi della Utah State University, negli Stati Uniti. Si tratta di un ampio studio di popolazione condotto analizzando anche una genealogia di pionieri arrivati nello Utah nell’ottocento e i certificati di morte dello Stato. I ricercatori sono riusciti a ricostruire le costellazioni delle storie familiari includendo parenti dal primo al terzo grado.

Dall’analisi statistica, è risultato che avere un parente di primo grado affetto aumenta in modo significativo il rischio di Alzheimer: se i parenti sono uno o più, il rischio relativo è di 1,73; se sono due o più, il rischio relativo è di 3,98; se sono tre o più, il rischio relativo è di 2,48; se sono quattro o più il rischio relativo è di 14,77.

Anche la presenza di un parente affetto di secondo grado è significativa: con un parente di primo grado affetto e due parenti di secondo grado affetti, il rischio relativo è di 21,29. Lo stesso vale per i gradi superiori: con tre o più parenti di terzo grado affetti, nessuno di primo grado e nessuno di secondo grado, il rischio relativo è di 1,43.

Dai dati raccolti sono emerse anche differenze di genere: il rischio relativo degli uomini è superiore a quello delle donne con una storia familiare equivalente.

Secondo le conclusioni dello studio, questa valutazione del rischio relativo d’insorgenza della malattia di Alzheimer rispetto alla presenza di familiari affetti indica che i fattori genetici hanno una notevole influenza, che si estende oltre i parenti più prossimi. Questi risultati dovrebbero essere tenuti in conto quando si fornisce una consulenza circa il rischio di malattia.

Ultimo aggiornamento il 10 Aprile 2019 di Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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