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Degenerazione lobare frontotemporale e livelli di TMEM106B nel liquor

I livelli della proteina TMEM106B nel liquido cerebrospinale non consentono di distinguere la degenerazione lobare frontotemporale (FTLD) dalla malattia di Alzheimer né di discriminare tra i diversi sottotipi di FTLD, ma risultano associati alla gravità della malattia e alla sua progressione clinica. È questa la principale conclusione di uno studio multicentrico che suggerisce un possibile ruolo del biomarcatore nella comprensione dei meccanismi fisiopatologici della neurodegenerazione e nello sviluppo di futuri strumenti clinici.

Lo studio, pubblicato su “JAMA Neurology” da Molly Olzinsky, dell’Università della California a San Francisco, e colleghi, ha analizzato due coorti indipendenti di pazienti con demenza frontotemporale, integrando dati clinici, genetici, biomolecolari e di neuroimaging. La coorte di scoperta comprendeva 271 partecipanti, tra cui soggetti con FTLD sporadica confermata neuropatologicamente, portatori presintomatici o sintomatici di varianti patogenetiche di C9orf72, GRN o MAPT e controlli. La coorte di validazione includeva invece 383 partecipanti con diagnosi clinica di FTLD sporadica, malattia di Alzheimer o soggetti di controllo.

L’analisi ha evidenziato che concentrazioni più basse di TMEM106B nel liquor erano associate a una maggiore gravità clinica della malattia (β = -0,15; IC 95% da -0,24 a -0,04; p= 0,003), a una riduzione dei volumi delle regioni frontotemporali (β = 0,42; IC 95% 0,24-0,61; p< 0,001) e a una progressione clinica più rapida nel follow-up di due anni (β = -2,21; IC al 95%: da -3,70 a -0,72; p= 0,001). L’associazione con la severità clinica si è mantenuta indipendentemente dai livelli della catena leggera dei neurofilamenti (NfL).

I ricercatori hanno inoltre osservato che i livelli liquorali di TMEM106B sono influenzati dal genotipo rs1990622 del gene TMEM106B: i soggetti omozigoti per il genotipo protettivo G/G presentavano concentrazioni inferiori rispetto ai portatori del genotipo A/A, associato a un maggiore rischio. Al contrario, il biomarcatore non ha mostrato la capacità di distinguere né i diversi sottotipi di FTLD né la FTLD dalla malattia di Alzheimer.

Secondo gli autori, TMEM106B è una proteina misurabile nel liquido cerebrospinale e le sue associazioni cliniche potrebbero contribuire a chiarire i meccanismi biologici alla base della FTLD sporadica e genetica, oltre che di altre patologie neurodegenerative. Sebbene non rappresenti un biomarcatore diagnostico differenziale, il suo legame con la severità della malattia, l’atrofia cerebrale e la velocità di progressione ne suggerisce un potenziale interesse per futuri studi clinici e fisiopatologici.

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico