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Salute mentale e salute del cervello, per gli italiani non coincidono

Un’indagine realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia, su un campione rappresentativo di 1.000 adulti, analizza la concezione della salute mentale e della salute del cervello nella popolazione italiana, evidenziando criticità informative, bisogni emergenti e una crescente centralità del benessere psicologico nella definizione di salute.

Per circa un terzo degli italiani, la salute coincide con la capacità funzionale di svolgere le attività quotidiane, mentre il 31,3% la identifica con l’equilibrio psicofisico e il benessere mentale, percentuale che sale al 44% tra i giovani. Quasi la metà della popolazione (46,7%) ritiene che il benessere fisico dipenda da quello psicologico, confermando una visione sempre più integrata della salute.

Persistono tuttavia ambiguità concettuali: il 62,8% distingue nettamente tra salute mentale e salute del cervello, associando a quest’ultima soprattutto tumori cerebrali e demenze, e alla prima disturbi come depressione e disturbi psicotici. Tale separazione riflette una limitata consapevolezza delle sovrapposizioni fisiopatologiche tra disturbi neurologici, del neurosviluppo e psichiatrici. Le patologie più temute risultano Alzheimer e demenze, tumori del cervello e depressione.

Disagio mentale in crescita tra i giovani

Il burden del disagio mentale appare in crescita, soprattutto tra i giovani. Dati ISTAT indicano un aumento delle forme di disagio grave negli adolescenti e nei giovani adulti dopo la pandemia. Complessivamente, il 74,1% degli italiani dichiara esperienze dirette o indirette con problemi di salute mentale, mentre quasi un terzo pensa frequentemente al proprio benessere psicologico.

La prevenzione è considerata cruciale dal 90,3% degli intervistati, con una forte enfasi su interventi precoci, azioni sociali diffuse, promozione del benessere nelle scuole e nei luoghi di lavoro, screening e potenziamento dei servizi. Tuttavia, la valutazione dell’azione del Servizio Sanitario Nazionale è prevalentemente critica, sia sul fronte preventivo sia su quello della presa in carico terapeutica.

Nonostante la persistenza dello stigma, soprattutto verso i disturbi psichiatrici, emerge una crescente normalizzazione del ricorso alle cure: oltre l’80% degli italiani si rivolgerebbe a un professionista in caso di bisogno. I dati suggeriscono la necessità di politiche sanitarie più integrate, capaci di superare la dicotomia mente-cervello e di rafforzare prevenzione, accessibilità e continuità delle cure lungo tutto l’arco della vita.

Redazione

articolo a cura della redazione